giovedì 3 maggio 2018

RESTO QUI di Marco Balzano

Provate a immaginare che il vostro nome venga storpiato in una lingua straniera, una lingua che non conoscete, lontana dalla vostra cultura. Provate a immaginare che quel nome storpiato venga scritto anche sulle tombe dei vostri padri, dei vostri nonni. Provate a immaginare che sulla vostra carta di identità ci sia scritto un luogo di nascita che non esiste più. Ora ne esiste un altro, e si fregia dell’aggettivo “Nuova” davanti al vecchio nome. Provate a immaginare di affacciarvi ogni giorno alla finestra e di vedere un lago sotto la cui azzurra superficie si agitano fantasmi sommersi di generazioni di contadini, allevatori, artigiani che per secoli si sono spezzati la schiena per dare dignità e decoro ai loro masi che ora, fatti saltare con il tritolo, costituiscono il fondo sassoso del lago. È tra quei sassi che si agitano i fantasmi, tra quei sassi cercano ancora il loro letto, la credenza, il tavolo dove venivano consumate cene frugali, quando le parole e i silenzi legavano le persone e le generazioni le une alle altre. Solo una cosa non bisogna immaginarla, ed è il campanile che rompe la serena superficie del lago, come un urlo di pietra, come un cippo catastale lasciato lì a dire questa terra era nostra, questa terra ci è stata strappata.
Immagine Pixabay
La storia dei cittadini di Curon e di Resia è una storia incredibile, una storia di soprusi, di mancato rispetto dei diritti più elementari; è una storia di rabbia e impotenza di fronte a un potere cieco e arrogante. Il romanzo di Marco Balzano è un libro che mancava; un libro che attraverso la finzione romanzesca, supportata però da una puntuale documentazione storica, restituisce agli Italiani una storia assente dai manuali di liceo, sconosciuta ai più. Una storia di dolore che si cela dietro la curiosa attrazione turistica di un campanile che svetta su un lago a testimoniare un paese sommerso. 
L’idea di unire i tre laghi della Val Venosta utilizzando una diga risale al primo decennio del Novecento, le concessioni vennero rilasciate negli anni Venti. Il progetto ripreso e abbandonato più volte, anche per via della guerra, ebbe attuazione alla fine degli anni Quaranta grazie ai finanziamenti svizzeri di cui fruì la Montecatini, titolare delle concessioni. Nel 1950 l’acqua sommerse Resia e Curon.
Immagine Pixabay
Fin qui la cronaca. La storia, nel libro di Balzano è raccontata in prima persona da Trina una giovane aspirante maestra che, dopo gli studi, si vede negare il diritto a insegnare nella propria lingua, il tedesco, dai fascisti tutti intenti a italianizzare, con le buone o le cattive, le minoranze linguistiche di cittadinanza italiana. Trina non si arrende e, pur rischiando il confino, prende ad insegnare nelle scuole clandestine, le Katakombenschulen. Si sposerà con Erich, avranno Marica e Michael, ma Marica, ancora piccola, verrà portata via dagli zii a cui era stata momentaneamente affidata; di loro si perderanno le tracce. Non si sa se la bimba sia stata consenziente oppure no. Fatto sta che Marica è la grande assenza. Tutto il romanzo è strutturato come una lunga lettera, una lunga confessione a chi non c’è, a chi questa storia e questo dolore, dovrebbero essere partecipati. Erich, dopo essere stato ferito in guerra diserterà e si darà alla clandestinità in montagna con Trina; Michael crederà alle promesse di Hitler e si arruolerà volontario. Nella clandestinità Trina ed Erich conosceranno la fame, gli stenti, la solidarietà dei semplici e la ferocia assurda dei nazifascisti. Alla fine della guerra, anziché la pace, li aspetterà una nuova battaglia, condotta insieme alla comunità di Curon, contro il potere e un destino già scritto. La dolcezza, la determinazione di Trina e il suo incessante amore per Marica sono l’asse portante di questo romanzo che cala nella realtà, se pur romanzesca, quelle che sono le notizie fredde di una cronaca ormai dimenticata.  
© Maurizio Ceccarani 2018
www.einaudi.it
Marco Balzano, Resto qui, Torino, Einaudi, 2018

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