lunedì 9 aprile 2018

IL MARCHIO RIBELLE di Nicolai Lilin

Seguire la produzione di Nicolai Lilin è per questo blog ormai una piacevole abitudine. Questa volta il poliedrico scrittore-tatuatore torna con una serie di racconti ambientati nella sua Bender tardo-post sovietica e popolati dai ragazzi dalla banda dei Piedi Scalzi di Fiume Basso. Torna a questi luoghi dopo una lunga parentesi che ha visto il suo primo romanzo in terza persona Il serpente di Dio, la storia di spionaggio Spy story love story e la raccolta di favole della tradizione criminale siberiana Favole fuorilegge.


A ogni ritorno di Lilin riaffiorano le polemiche se sia realmente vissuto quanto raccontato, quanto ci sia in esso di mistificazione e quanto di verità. Su questo argomento ho già preso posizione in altri post del blog. Ovvero è questa una questione del tutto irrilevante. Il vissuto nulla aggiunge e nulla toglie a una realtà romanzesca che affonda indubbiamente in radici sofferte, ma che l’autore è poi libero di sviluppare secondo la sua poetica. I romanzi di Lilin sono romanzi d’azione in cui sentimenti ed emozioni nascono dalle situazioni. Questo, in un contesto nazionale di romanzi meditativi, riflessivi, sentimentali, moraleggianti o, nella migliore delle ipotesi, con qualche pretesa filosofica. È pertanto naturale che non tutta la critica tradizionale gradisca l’arte letteraria di Lilin. Va considerato inoltre che Lilin è un vero e proprio personaggio pubblico. Oltre a scrivere libri e a disegnare tatuaggi della tradizione siberiana, è anche commentatore politico. Egli ha spesso preso posizione in relazione alle sanzioni alla Russia e delle tragiche vicende della popolazione russa del Donbass, sottoposta a ogni tipo di vessazione da parte di gruppi ucraini di estrema destra.  È probabile quindi che alcune critiche rivolte a Lilin non siano solo di natura squisitamente letteraria. Cerchiamo perciò di leggere la sua opera indipendentemente da tutto questo.

Da una pagina Instagram di Nicolai Lilin
  www.instagram.com/p/Bg2C4UqAqJ1/?hl=it&taken-by=nicolaililin

La struttura del libro e molto simile a quella di Storie sulla pelle: a ogni racconto corrisponde un tatuaggio che, nella sua simbologia, rinarra la storia o esprime le caratteristiche del personaggio del racconto. Spesso nei libri di Lilin il disegno entra a far parte integrante del testo. Lo scenario in cui si sviluppano le storie è Bender, cittadina della periferia dell’impero ex sovietico che dopo una guerra di confine con la Moldavia è ora sotto il controllo delle autorità della Transnistria, sebbene queste non siano riconosciute a livello internazionale. In questa città, secondo la narrazione, esistono diversi gruppi criminali con nomi diversi, quello di Kolima, il protagonista e voce narrante in prima persona, è il gruppo dei Piedi Scalzi, banda giovanile di Fiume Basso. I Piedi Scalzi sono criminali onesti e, insieme alla loro comunità, sono in continuo contrasto con i criminali disonesti, ovvero quelli che non rispettano le regole dei vecchi criminali e che hanno fatto i soldi facili con la droga portata dagli zingari e dai poliziotti corrotti.

www.einaudi.it

Rispetto ai racconti di Storie sulla pelle, si ha l’impressione che i personaggi siano scelti con una maggiore cura e che ognuno di loro rappresenti una qualche disperazione, o un sogno infranto, o una lezione da imparare a memoria. Hanno essi un tratto umano, anche nella disumanità di qualche mostro, che li rende modelli di esistenza fallita o in faticosa costruzione. Lungo il corso di Fiume Basso, verosimilmente il fiume Dnestr, si sviluppano le storie di Corvo, capo della banda, che celebra il rituale di iniziazione per i giovani criminali, di Stinco, barbone distrutto dal carcere cui tutta la comunità dà aiuto, di Rubens, il metallaro di una banda rivale che si dimostrerà amico, di Bastardo, malvivente depresso perché, viste le sue condizioni fisiche, nessuno si batte più con lui, della dolce Katja che non si rifiutava a nessuno e che fu delusa dal suo unico grande more, e così via. Tra i delitti che albergano nel dark side degli uomini, si fa paradossalmente strada qua e là una piccola luce, tanto più preziosa quanto più nascosta nella viscosità del male. Perché, ricordando la lezione di Flannery O’Connor, il bene è più facile che nasca proprio nel territorio del diavolo.
© Maurizio Ceccarani 2018

Nicolai Lilin, Il marchio ribelle, Torino, Einaudi, 2018

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