venerdì 24 novembre 2017

EL di Edgardo de Habich nell'adattamento di Luca Milesi (Che Guevara - L'uomo dietro la leggenda)

Quanto tempo è passato da quel giorno d'autunno
di un ottobre avanzato, con il cielo già bruno;
tra sessioni d'esami, giorni persi in pigrizia,
giovanili ciarpami, arrivò la notizia.
Ci prese come un pugno, ci gelò di sconforto
sapere a brutto grugno: "Che" Guevara era morto.
(Francesco Guccini) 
Antonio Sebastian Nobili nelle vesti del Che - Immagine Compagnia Enter
Da quel giorno, sono passati cinquant’anni e la figura del Che continua a essere metafora di una lotta impari, di chi, senza compromessi, vuole realizzare un sogno, un’utopia. Incarna, il Che, l’eroe puro senza paura, che mette a disposizione la sua vita per uno scopo tanto nobile quanto improbabile da raggiungere. Eppure Ernesto Guevara qualcosa di concreto lo ha raggiunto: insieme a Castro ha cambiato il corso della Storia a un paese sfruttato da lobby internazionali, rendendolo la nazione più scolarizzata dell’America Latina, e con un sistema sanitario impensabile nei paesi limitrofi. Ma il suo sogno non poteva finire dietro una scrivania. Fu così che, salutati Castro e Cuba, nel tentativo di portare la rivoluzione in Bolivia, andò incontro al tradimento e alla morte. Indipendentemente da come si voglia giudicare, dal punto di vista storico e politico, il suo operato, la sua figura resta  simbolo di lotta e di ideali, al punto che a volte, forse impropriamente, è stata al centro di dibattiti anche negli ambienti dell’estrema destra, proprio per la sua peculiarità di purezza e coraggio. 
Stefano Di Giulio-guerrigliero e Alberto Albertini-Castro - Immagine Compagnia Enter
Edgardo de Habich scrisse EL nel ’79, mentre era ambasciatore peruviano a Cuba. La pièce teatrale si propone di dare un’immagine dell’uomo che si cela dietro l’eroe e dietro il simbolo, nonché suggerire i dubbi, i tormenti, le ragioni che hanno accompagnato le sue scelte. Il lavoro si sviluppa su due piani temporali che scorrono contemporaneamente e che continuamente interagiscono tra loro creando così un continuum tra azione e ricordo della medesima.
Antonio Sebastian Nobili-Che e Ilario Crudetti-guerrigliero - Immagine Compagnia Enter
Un semplice prete del dipartimento in cui fu ucciso il Che accoglie nella sua canonica, in una notte di tempesta, un Ranger dell’esercito regolare. Il prete è uno studioso di storia e sta scrivendo un libro sul Che. Il soldato, che si mostra incuriosito dell’attività del prete, si scoprirà poi essere l’assassino del guerrigliero. Sono, questi personaggi, i poli opposti di un’idea, di un problema politico, di un impegno. Curiosi l’uno dell’altro, e in un’atmosfera che si divide tra rispetto e sospetto, sebbene mitigata da qualche bicchiere di acquavite, i due dissertano sull’operato di El, chiamato semplicemente così. Nei loro discorsi le figure di Guevara e Castro, in una continua dissolvenza incrociata, si sovrappongono e si confondono con quelle di Cristo, Don Chisciotte e Sancho. Esse rimbalzano tra la follia del sacrificio e la saggezza del buon governo. Ed è proprio nell’idea del sacrificio che possiamo riconoscere alcuni tratti dell’Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam: a Dio sono cari i folli. La follia, donchisciottesca o cristiana che sia, condurrà il nostro eroe al massimo sacrificio, per consegnarlo alla storia con l’aura di mito che conosciamo: Nulla sine tragoedia gloria. Nel corso della discussione tra i due, gli episodi più importanti della vita del Comandate si sviluppano, a volte sullo sfondo, altre volte prepotentemente in primo piano. A un livello metatemporale coinvolgono prete e Ranger, entrano nella loro discussione come schegge di passato, ne guidano dubbi, ipotesi e vaghe certezze. 
Antonio Sebastian Nobili-Che e Alberto Albertini-Castro - Immagine Compagnia Enter
Il lavoro è stato rappresentato dal 16 al 19 novembre scorso al Teatro Tordinona di Roma. A metterlo in scena la Compagnia Enter per la regia di Luca Milesi, con la collaborazione artistica di TeatroSenzaTempo. Sul palcoscenico Antonio Nobili, Maria Concetta Liotta, Serena Renzi, Alberto Albertino, Francesco Sotgiu, Ilario Crudetti, Stefano Di Giulio, Eleonora Zepponi. Una compagnia di giovani appassionati che hanno fatto percepire, nel piccolo magico spazio del teatro, il senso della tragedia di un uomo e quella di un popolo, il senso di amicizia e di amore che hanno accompagnato grandi ideali e, soprattutto, il dolore con cui questi si pagano. Tra i momenti più belli dello spettacolo il dialogo tra Castro-Albertino e un credibilissimo Che-Nobili nel momento in cui questi decide di riprendere la lotta armata. Da segnalare anche due bellissimi brani di Fado, inseriti con la funzione di sottolineare i momenti più alti del dramma, e mirabilmente eseguiti da Eleonora Zepponi. E infine un plauso alle bravissime Maria Concetta Liotta e Serena Renzi nei panni maschili rispettivamente del prete e del Ranger. Se il lavoro dovesse entrare in produzione, come auspicabile, sarebbe bello proporlo a un pubblico di giovani, a cui spesso manca informazione e studio di Storia contemporanea.
© Maurizio Ceccarani 2017
Il Ranger Serena Renzi e il prete Maria Concetta Liotta - Immagine Compagnia Enter

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