mercoledì 13 settembre 2017

FRATELLI NELLA NOTTE di Cristiano Cavina

A ogni celebrazione del 25 aprile si conta qualche partigiano in meno. Purtroppo il tempo fa il suo lavoro e, man mano che passa, le testimonianze dirette della dolorosa stagione della Resistenza si assottigliano. Resta la memoria storica, restano i libri, i memoriali, i romanzi. Ma, a raccontare, restano anche gli eredi, morali e/o materiali di quel momento storico: persone che per una loro passione, o semplicemente perché il destino li ha voluti testimoni indiretti o tardivi, si trovano ancora nelle condizioni di narrare gli orrori, ma anche gli episodi di profonda umanità che una guerra, ancor più se civile, può generare. Dopo i post dedicati a Giulio Questi, Michela Ponzani e Massimo Zamboni, oggi Il gufo ignorante si occupa di Cristiano Cavina che scrive un breve ma intenso romanzo dal titolo Fratelli nella notte.
Brevemente la trama. Ci troviamo nel ravennate e siamo nel ’44. Mario è un ragazzo contadino, figlio di gente contadina, piccolo di statura, ma forte e avvezzo alla fatica. Vive ammazzandosi di lavoro nei campi e della guerra che gli sta intorno sa poco o niente. Ha paura delle armi e vuole starne alla larga. Compiuti 18 anni, riceve la cartolina precetto da parte della Repubblica Sociale. Ignorarla non servirà, perché Cristèna, donna di Gianì suo fratello, e fascista convinta, farà in modo di farglielo ricordare da un qualche camerata. Mario non ha nessuno che lo possa aiutare. Suo fratello, più grande di quindici anni, è quasi un estraneo con cui non ha rivolto una parola neanche quando lavoravano insieme nei campi. I genitori sono gente semplice, anch’essi di poche parole, troppo anziani e impotenti di fronte agli eventi di quel momento. Così Mario mette qualcosa dentro a un sacco, saluta con un grugnito, che poco erano abituati alle parole, appunto, e fugge via. Troverà ricovero da alcuni lontani cugini, ma quando la sua presenza diventerà un pericolo pure per loro, si troverà suo malgrado ad associarsi alla 36ª Brigata Garibaldi – Battaglione Bianconcini.
I partigiani comprenderanno le paure di Mario che sarà esonerato dai combattimenti e diventerà il responsabile dei muli e dei cavalli della compagnia Amato. Per la sua abilità di fuggire tra gli alberi lo chiameranno Tarzan. Ma non si può scappare dalla Storia, essa ti insegue e ti scova ovunque tu abbia pensato di rifugiarti. Anche Tarzan avrà il suo battesimo del fuoco, nell'ottobre del '44 verrà ferito nella battaglia di Ca' di Malanca. Con una scheggia nel fianco, verrà tratto in salvo da un altro partigiano ferito e tutti e due verranno guidati da Genoveffa, una ragazzina che scappava di casa per fare la staffetta ai partigiani, in un luogo sicuro. Qui Genoveffa li abbandonerà. I due passeranno una notte terribile in un anfratto fangoso in mezzo al bosco. “È andata a chiamare vostro fratello” dirà a Mario-Tarzan il partigiano ferito per rassicurarlo. Ma quale fratello? Un uomo più grande di quindici anni con cui non aveva mai parlato, un uomo che viveva con una donna fascista e che aveva un figlio di pochi anni a cui non poteva far correre pericoli. Un uomo poi non esente da difetti, un po' donnaiolo e un po' incosciente, che rincorreva i suoi progetti di imprenditore agrario, dilapidando il suo patrimonio e quello altrui. Sarebbe mai venuto suo fratello Gianì?
Immagine Pixabay
Cristiano Cavina con Fratelli nella notte ci consegna la storia di suo nonno Gianì. Una storia di Resistenza ben documentata, ma soprattutto una storia di persone abituate molto alla fatica e alle privazioni, e poco alla parola, a mostrare sentimenti. Persone semplici, coinvolte loro malgrado in avvenimenti più grandi di loro, le quali però hanno saputo sostenere il confronto con i grandi eventi di quell’epoca, hanno saputo fare la loro parte. La narrazione si articola su due piani temporali il 1944 e il 2002. È proprio questo secondo piano che ci conduce a un epilogo non del tutto scontato, che ci svela man mano aspetti di Tarzan e Gianì insospettabili come tutte le parole taciute da generazioni, come tutto il non detto. Perché le parole sono inutili, non puoi attaccarle a un carro e farlo andare. I romanzi sulla Resistenza, quale più quale meno, sono spesso contaminati dalla polemica e dalla retorica postbellica. Questo ne è indubbiamente del tutto privo e, pur dandoci un quadro chiaro di quel momento, si inoltra maggiormente nel territorio delle dinamiche famigliari, dei sentimenti inespressi, delle tenerezze dissimulate.
© Maurizio Ceccarani 2017
www.feltrinellieditore.it/
Cristiano Cavina, Fratelli nella notte, Milano, Feltrinelli, 2017

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