lunedì 26 giugno 2017

GULASCHKANONE di Paolo Rumiz

I fantasmi esistono. Dipendono da noi. Siamo noi che possiamo dare loro la possibilità di parlare, cercandoli nelle pieghe del ricordo, nei luoghi delle loro esistenze, nel rispetto della memoria, nello stupore della testimonianza, nella dolcezza della pietà e del calore umano. Allora, come in un rito medianico, come in un sortilegio, essi si animano, si materializzano e parlano con noi, attraverso di noi, ma con la loro voce. È questa l’operazione che fa Paolo Rumiz, in Gulaschkanone, edito da Feltrinelli nella collana ZOOM Wide, la collana esclusivamente digitale dell’editore milanese. L’autore triestino torna sulle tracce dolorose del fronte orientale della Grande Guerra con un testo tanto insolito, quanto necessario e di una potenza letteraria straordinaria. Nel corso della scrittura di Come cavalli che dormono in piedi (post del 18/1/2015)Rumiz ha raccolto un immenso materiale di testimonianze: interviste, fotografie, libri, oggetti, storie raccontate spontaneamente da nipoti di reduci e caduti. Sfruttando queste testimonianze, egli passa dalla narrazione alla rappresentazione, e i fantasmi prendono corpo. Su un palco che ricorda più il luogo di un rito che un teatro, si muovono il narratore; il lettore; un musicista che con la chitarra crea un’atmosfera propiziatoria; Ferruccio, il nonno dell’autore, guida silenziosa e necessaria ad oltrepassare la linea d’ombra. A questi personaggi va aggiunto un pubblico che non è nascosto dal buio della platea, bensì in luce, in quanto presenza indispensabile per la riuscita del sortilegio.

Gulaschkanone è tratto dal canovaccio della messa in scena ispirata al libro, a cura del Teatro stabile del Friuli-Venezia Giulia. Lo specifico teatrale dà a Rumiz la possibilità di far muovere i suoi fantasmi, di farli parlare e interagire. Non si tratta di una commemorazione, né tantomeno di una celebrazione. Si tratta di un incontro, - magico, - con le migliaia di soldati morti sul fronte della Galizia. Soldati spazzati via dalle loro precarie sepolture dai bulldozer sovietici, cancellati per l'imbarazzo della sconfitta dagli Austriaci, dimenticati per l'imbarazzo della “divisa sbagliata” dagli Italiani che invece combattevano alleati ai russi, caduti occultati dalla memoria storica di eventi che hanno predominato, come la battaglia di Verdun, o al Rivoluzione russa, o Caporetto. Ma sui Carpazi ancora esistono piccoli cimiteri di guerra, dove riposano soldati con divise diverse; dove riposano gli uomini di un’Europa che non esiste più. Un’Europa straordinariamente unita da una rete capillare di treni, da fiumi lenti e sinuosi, da immense pianure dai confini incerti. Un’Europa di popoli di lingue e nazionalità diverse e dalle cittadinanze mobili, provvisorie. Sulle tombe di quei cimiteri, la mano pietosa, il cuore generoso, la mente aperta possono ancora accendere un lumino. Un gesto semplice, umile, modesto, ma grande testimonianza di civiltà.
http://www.feltrinellieditore.it/news/2017/06/07/una-storia-inedita-di-paolo-rumiz-solo-ebook/
Il Gulaschkanone era la cucina da campo austroungarica, un marchingegno su ruote che inghiottiva carne animale e sputava spezzatino. Inutile dire che è la triste metafora di una guerra che ha macellato milioni di uomini: il Gulaschkanone che produce Kanonengulasch! Spezzatino di uomini che non avevano nessun motivo per uccidersi. Ora dall’humus di quelle ossa maturano albicocche e mirtilli, le pianure in fiore non sembrano avere confini e, in realtà non dovrebbero averne. Un’Europa Unita, almeno sulla carta, dovrebbe rassicurare gli animi delle genti del vecchio continente. Eppure, a cento anni di distanza, la situazione è questa: Bande armate in libertà, attentati, il Mediterraneo pieno di morti, masse in fuga che non sanno dove andare… E che dire di questo imbarbarimento del linguaggio, e di questo stato d’emergenza ormai generale, e dell’indebitamento che cresce… E ancora questa nostra Unione che si disintegra a cuor leggero, e le potenze intorno fiutano avidamente il nostro vuoto politico con una voglia matta di riempirlo… Ma chi porta uomini pacifici a sbudellarsi in guerra? Chi sono i grandi burattinai che decidono i destini? Un mese prima dell’attentato di Sarajevo un certo Edmondo Richetti von Terralba, nominato Conte da Francesco Giuseppe, amministratore delegato del grande colosso delle Assicurazioni Generali, aveva analizzato la situazione dei debiti e delle spese militari dei paesi sovrani e aveva redatto un documento che riportava il facile ottimismo di allora alla realtà di una futura Katastrophe. Tale catastrofe, secondo il Richetti si sarebbe potuta evitare solo con l’unione solidale dei popoli europei. Quarant'anni prima della fondazione dell’Unione era stata vista questa soluzione. Purtroppo la storia sembra vichianamente ripetersi. Ora che l’Unione scricchiola, ora che i muri si stanno rialzando e gli interessi politici ed economici dei soliti burattinai ci stanno avviando verso una nuova Katastrophe, ci chiediamo cosa possiamo fare; ci chiediamo se è ancora possibile tenerli insieme questi popoli e il Gulaschkanone lasciarlo arrugginire in magazzino.
© Maurizio Ceccarani 2017
http://www.feltrinellieditore.it/opera/collana/zoom-wide/
Paolo Rumiz, Gulaschkanone, (a cura del Teatro stabile del Friuli-Venezia Giulia, Trieste 2016), Milano, Feltrinelli ZOOM Wide, 2017

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