mercoledì 26 aprile 2017

IL SEGRETO DEL FIGLIO - Da Edipo al figlio ritrovato di Massimo Recalcati

C’è un verso di una vecchia canzone di De Gregori che dice “è del mondo che sono figli i figli”. L’ho sempre trovato vero, ma solo leggendo Il segreto del figlio di Recalcati ne ho percepito la profondità e la portata. Anche alcuni versi de Il profeta di Gibran sono tornati alla mente: E una donna che reggeva un bambino al seno disse:/ Parlaci dei Figli./ E lui disse:/ I vostri figli non sono vostri./ Sono i figli dell’ardore che la Vita ha di se stessa./ Essi vengono attraverso di voi ma non da Voi./ E sebbene siano con voi non vi appartengono. Affermazioni queste che pesano come macigni sui cuori di possessivi genitori che vedono l’allontanamento del figlio come una perdita, un lutto da elaborare. Nella società moderna la figura del padre (come per altri versi quella dell’insegnante, vedi in questo blog L’ora di lezione di M. Recalcati) ha perso il suo carattere di legge, di autorità assoluta, per altro repressiva e dannosa. Essa si è sbiadita in un atteggiamento empatico che, nell’immedesimazione della figura del figlio, cerca di spianare la strada a quest’ultimo, di parare per lui tutti i colpi che la vita può inferire.
Forse, questo accade nell’illusione che percorrendo insieme al figlio la sua strada, non ci sia un suo effettivo allontanamento. In realtà in questo modo non si fa che dissolvere il senso di una legge che, se prima rischiava di essere trasgredita (e forse era nata proprio per questo), ora non esiste più. E la sua non esistenza non genera il rimorso per averla violata e quindi il senso di responsabilità.
Immagine Pixabay
Massimo Recalcati studia il rapporto padre-figlio attraverso una profonda analisi della tragedia di Edipo e della parabola lucana del Figlio perso e ritrovato. La condizione di figlio coincide con la condizione stessa di essere umano. Si può essere o no padri, fratelli, sorelle eccetera, ma ognuno di noi è fatalmente figlio e, pur volendo affermare la propria soggettività di essere umano, porta in sé un’eredità, un’impronta dell’Altro. Questa eredità è destinata però non a perpetuarsi, bensì a trasformarsi, a diventare qualcosa che è racchiuso gelosamente nel segreto del figlio, qualcosa che nessun genitore è in grado vedere. La vita non può essere un automatico ripetersi, una pioggia di atomi che scendono parallelamente e non si incontrano mai (per dirla con Lucrezio). L’alterare la legge del padre corrisponde al clinamen necessario a che gli atomi si incontrino per generare il nuovo.

Nella tragedia di Sofocle, Edipo è vittima colpevole. Egli agisce senza sapere e, una volta cercata e ottenuta la verità, è sopraffatto dal senso di colpa e si infligge una punizione tremenda. La sua colpa consiste nell’impossibilità di conoscere le sue radici. La vita del figlio deve oltrepassare la vita del padre, sancirne simbolicamente la morte. Ma questa realtà, rivelata dall’oracolo, non è accettata da Laio: egli reagisce al suo destino di morte, per mano del figlio, esigendo la morte del figlio. Egli non è in grado di riconoscere nel figlio il mistero minaccioso e al contempo fulgido e fecondo che ogni figlio è per i suoi genitori. Ma quella di Edipo è una tragedia del destino, è un meccanismo ad orologeria a cui non si può sfuggire: la soluzione dell’infanticidio genera a sua volta il parricidio.
Immagine pixabay
Il padre della parabola lucana rispetta il segreto del figlio. Per farlo va contro la stessa legge ebraica che prevede un rigido codice di successione. Spartisce le sue risorse prima della sua stessa morte, accettando simbolicamente questa già da vivo. Il figlio affronterà uno sciagurato destino, ma sarà un destino tutto suo, frutto della sua scelta. Quando stremato e affamato il figliol prodigo farà ritorno, nella speranza di prendere un posto tra i servi del padre, lo aspetteranno, insperati, una festa e il perdono. Il figlio non torna nella speranza del perdono, bensì nella speranza di un trattamento che gli permetta la sopravvivenza. Troverà qualcosa di più grande e non cercato: il perdono appunto. Il pentimento verrà dopo; come dice Recalcati, non è il pentimento che merita il perdono, ma è il perdono che causa il pentimento. Quindi, a loro volta, si generano anche il rimorso e il senso di responsabilità. Il perdono è l’atto d’amore più grande, è l’atto che avvicina a Dio o, se preferite, che umanizza la vita. È un atto rivoluzionario che se da un lato sospende una legge, dall’altro ne fonda una nuova. Il figliol prodigo affronta la vita a sue spese. Il padre accetta di morire un po’, perché il perdono è sempre un rinunciare a se stessi.
Rembrandt: Il ritorno del figlio prodigo - Fonte:https://it.wikipedia.org/wiki/Parabola_del_figlio_prodigo
 Il saggio di Recalcati fa riferimento a molte altre situazioni emblematiche, come quella di Amleto e di Abramo e Isacco, ci conduce nei meandri di una delle relazioni affettive più complesse, in cui spesso i comportamenti vengono dati per scontati. Tra l'altro non manca un attento esame del quadro di Rembrandt Il ritorno del figlio prodigo. Si tratta di un percorso affascinate, di gradevole lettura e sostenuto da un apparato bibliografico di grande rilievo. Non siamo di fronte all’ennesimo manuale per imparare ad essere genitori, ma a una profonda riflessione sul senso della genitorialità che, come emerge da più parti del libro, si sta diluendo nel liquido di baumaniana memoria di cui sembra essere costituita questa nostra ipermoderna società.
© Maurizio Ceccarani 2017
http://www.feltrinellieditore.it
Massimo Recalcati, Il segreto del figlio - Da Edipo al figlio ritrovato, Milano, Feltrinelli, 2017

Nessun commento:

Posta un commento