lunedì 13 marzo 2017

MARTA RUSSO - Il mistero della Sapienza - di Mauro Valentini

Finito di leggere, chiudo il libro di Mauro Valentini. Sulla copertina riappare il bel volto di Marta che mi ha fatto compagnia nei giorni della lettura; appaiono di nuovo i suoi occhi malinconici, in cerca di un futuro difficile da scorgere. In quella foto sembra quasi presaga del fatto che qualcosa non sarebbe andato secondo i progetti, secondo le legittime speranze. A rubare il futuro a Marta Russo fu un proiettile autocostruito che, non si sa bene per quale motivo, vagava in un vialetto dell’Università La Sapienza di Roma, il 9 maggio del 1997. Marta stava camminando con Jolanda, una sua compagna di corso. Stavano progettando esami, parlavano di studio, di libri, di dispense da comprare. Dopo un sordo rumore Marta si accasciò al suolo, mentre l’amica, spaventata, cercava di ripararsi dietro le auto da possibili altri colpi. Non è lontana l’eco dei colpi esplosi a Roma negli anni di piombo; è facile, al momento pensare a qualche atto terroristico. In fondo è l’anniversario dell’uccisione di Aldo Moro, e di lì a qualche giorno cadrà l’anniversario dell’uccisione di Giorgiana Masi. Che ci fosse un rigurgito, un colpo di coda di quegli anni tremendi? Intanto Marta giace sull’asfalto della Sapienza e un rivolo di sangue le esce da dietro l’orecchio. La ragazza entrerà in coma profondo e morirà pochi giorni dopo. I suoi organi saranno donati, come da lei generosamente espresso quando era in vita. Quel proiettile sciagurato, malamente acconciato, si è frammentato nella testa di Marta e un piccolo frammento, solo un piccolo frammento, è stato quello che l’ha uccisa.
Università La Sapienza di Roma
Mauro Valentini dopo 40 passi. L’omicidio di Antonella Di Veroli e Cianuro a San Lorenzo. La storia di Francesca Moretti (recensito in questo blog), si dedica, con Marta Russo – Il mistero della Sapienza, alla ricostruzione meticolosa dei fatti e del processo che tra il ’97 e il ’98 sconvolsero l’opinione pubblica, al punto che la vicenda fu seguita con notevole curiosità anche all’estero. A destare tanto scalpore fu l’assurdità del delitto e il luogo in cui questo si è consumato. Il luogo che avrebbe dovuto essere il tempio della cultura, e quindi dell’universalità del genere umano, si trasforma in un luogo di morte a causa di un colpo sparato a caso da una finestra, probabilmente senza movente. Le indagini furono affidate al sostituto procuratore Carlo Lasperanza e al procuratore aggiunto Italo Ormanni. La ricostruzione del fatto si mostrò subito complicata e portò a una conclusione ancora oggi in discussione. Il colpo poteva essere stato sparato da almeno una cinquantina di finestre. Il rilevamento di particelle con lo STUB fu tardivo e messo in dubbio da chi sosteneva che altre particelle simili erano reperibili su varie finestre a causa dell’inquinamento atmosferico. In ogni caso i magistrati individuarono la finestra dell’aula 6, utilizzata dagli assistenti di Filosofia del Diritto, come quella da cui era partito il colpo. Da questo punto l’Istruttoria fu tutta basata sulle testimonianze, tra cui la più famosa e determinante fu quella di Gabriella Alletto. Una testimonianza dapprima reticente e contraddittoria poi tanto meticolosa e puntuale da generare dubbi su come fosse possibile, a distanza di tempo, ricordare tanti particolari. Di lei si ricorda un drammatico interrogatorio videoregistrato, in cui è chiara una forte pressione sulla teste che, come altri in questa istruttoria, è trattata più come indagata che come persona informata sui fatti. A quell'interrogatorio, in cui l’Alletto nega di essere stata nell'aula 6, ne seguirà un altro in cui la teste descrive minuziosamente l’accaduto.

Circa nove mesi dopo l’uccisione di Marta, venne ritrovata casualmente, a seguito di lavori idraulici, in un’intercapedine dell’edificio del Rettorato, una Beretta calibro 22, lo stesso calibro che uccise la studentessa. In realtà non fu possibile, visto lo stato del reperto, effettuare dei rilievi che consentissero di stabilire un nesso con l’uccisione della ragazza. Qualcuno ipotizzò che fosse l’arma che aveva ucciso nel ’77 Giorgiana Masi, ma oltre a confondere le acque e a ipotizzare un pur labile collegamento tra le due morti, il ritrovamento non portò a nulla. Sarà la testimonianza di Gabriella Alletto a incidere pesantemente sulle decisioni della Corte che inflisse agli assistenti di Filosofia del Diritto Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro le condanne per omicidio colposo e favoreggiamento. Quando venne resa pubblica la cassetta videoregistrata con l’interrogatorio in cui l’Alletto nega quanto poi ritratterà, si scatenarono i media che cavalcarono un’onda innocentista con la stessa isteria collettiva con cui appena un mese prima cavalcavano quella colpevolista, convinti com’erano tutti dalle traiettorie e dalle particelle di bario. Ma nulla fermerà i PM, il processo continuerà nel suo percorso segnato.
Valentini ricostruisce con dovizia di particolari sia le fasi istruttorie che gli sviluppi processuali, mettendo in luce le falle e le contraddizioni delle indagini e del dibattimento. Ma nella narrazione, come è sua consuetudine, dimostra sempre grande rispetto e sincera umanità nei confronti di tutti i protagonisti di questa vicenda che, da quel 9 maggio, hanno visto le loro vite sconvolte. L’aspetto più interessante del libro è dato dagli scenari ipotizzati in alternativa a quelli prospettati dai due PM che, tra l’altro, subirono nel 2000 un processo per presunte irregolarità commesse nel corso dell’interrogatorio di Gabriella Alletto. I giudici furono scagionati per insussistenza del fatto, ma la vicenda lascia ancora dubbi. Quello più atroce è espresso nella prefazione del libro da Sandro Provvisionato in tre parole. Si tratta delle tre parole che sovvertono la regola aurea dell’“al di là di ogni ragionevole dubbio” per sposare quella irragionevole ma purtroppo riconosciuta, del “libero convincimento”. Tre parole “innamoramento della tesi”.
© Maurizio Ceccarani 2017
www.soveraedizioni.it
Mauro Valentini, Marta Russo – Il mistero sella Sapienza, Roma, Sovera Edizioni, 2016 

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