lunedì 2 gennaio 2017

LE OTTO MONTAGNE di Paolo Cognetti

Melville, Conrad, Defoe, Kipling hanno reso il mare non solo scenario di avventura, ma anche personaggio, metafora, presenza tanto ingombrante quanto necessaria allo sviluppo delle loro storie. Il mare nella letteratura ha avuto sempre un posto di primaria importanza ed è stato lì, tra le pagine, a svolgere un ruolo che va ben oltre la semplice ambientazione. La stessa cosa non capita per la letteratura di montagna che, quando non è manualistica, è memorialistica o celebrativa, spesso inquinata da elementi di retorica morale o spirituale. Di romanzi in cui la montagna si presenta come vero motivo esistenziale, privo degli orpelli tipici del genere non ne ricordo molti: i primi che mi vengono in mente sono Il monte Analogo di René Daumal e Il silenzio, una storia dalla montagna di Max Frisch (guarda pure Montagne di parole in questo blog). Anche in questi, comunque, c’è sempre un bisogno di conquista che si converte in una scoperta interiore. In effetti il bisogno di conquista è insito nella verticalità della montagna, non si può sfuggire all'esplicito invito dell'apicalità, alla provocazione della vertigine. Una montagna si scala semplicemente perché è lì, direbbe George Mallory. Anche se spesso questo percorso verso l’alto si trasforma nell'esplorazione delle più recondite profondità dell’animo umano. 
Monte Rosa - Immagine Pixabay
Ne Le otto montagne di Paolo Cognetti non si avverte tutta questa necessità di arrivare in cima, bensì si percepisce un bisogno di vivere la montagna, di lasciarsi prendere, fino a perdersi in essa. La storia è quella di una grande solidarietà maschile alla presenza di un grande personaggio femminile. Pietro e Bruno, un bambino cittadino e un bambino valligiano diventano amici, condividono scoperte e segreti. In particolare Pietro, grazie alle esperienze che vive con il suo amico, inizia a vedere la montagna in modo diverso, a dare a questa un senso profondo: Se il punto in cui ti immergi in un fiume è il presente, pensai, allora il passato è l’acqua che ti ha superato, quella che va verso il basso e dove non c’è più niente per te, mentre il futuro è l’acqua che scende dall'alto, portando pericoli e sorprese. Il passato è a valle, il futuro a monte. Ecco come avrei dovuto rispondere a mio padre. Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa. La loro amicizia si consoliderà nel tempo fino a divenire un legame fortissimo, al cospetto del grande personaggio femminile: la montagna, appunto. Essa si presenta come madre non solo in senso metaforico ma direi quasi fisico. Non a caso essa accoglie, nutre, protegge, rimprovera, minaccia. I due ricostruiscono una baita in alta quota, con pochi materiali, lì vivranno spartanamente giorni memorabili, seguendo i ritmi circadiani e stagionali, si immergeranno in quella natura fino a confondersi con la montagna stessa, quasi un ritorno al ventre materno, a un ambiente ancestrale. Tra gli autori letti dai due non è un caso che spunti Murray Bookchin, l’anarchico teorico dell’ecologia sociale vista come superamento dei limiti dell’ambientalismo.
 Una vita del genere è frutto di una scelta non facile, per chiunque, e ciò coinvolge le altre figure femminili che danno dinamica alla storia. Esse consigliano, stimolano, proteggono, ma soprattutto subiscono le scelte degli uomini. La montagna non è solo Madre è anche Moira, destino che pretende sacrifici, distacchi, ritrovamenti, prezzi da pagare. Ma che sempre, in qualche modo, lascia una preziosa ricevuta al dolore sofferto: la conoscenza. Pietro e Bruno si separeranno e si ritroveranno più di una volta. Pietro preso dai suoi viaggi e dal suo lavoro, Bruno preso da un progetto tanto bello quanto ardito per le sue capacità. In questo lasciarsi e ritrovarsi, per una strana triangolazione con Bruno, Pietro capirà cose del proprio padre che non aveva mai accettato o capito quando questi era in vita. In questa storia di amicizia, tenerezza, passione, raccontata con una prosa mirabile, inutile dire che l’ultima parola spetterà alla montagna, e sarà tanto illuminante quanto definitiva, da non rendere necessario alcun ritorno.
© Maurizio Ceccarani 2017


www.einaudi.it
Paolo Cognetti , Le otto montagne, Torino, Einaudi, 2016

2 commenti:

  1. ho ascoltato la recensione per radio. stupendo. ne compro due copie per i miei ragazzi: uno ama la montagna l'altro la pesca a mosca. grazie.

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    1. Bene, credo sia un libro che abbia molte cose da dire, specialmente ai giovani.

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