lunedì 23 gennaio 2017

ANATOMIA DI UN SOLDATO di Harry Parker

Gli oggetti hanno un senso perché noi attribuiamo loro una funzione, parliamo di loro, ne raccontiamo la storia. Ma quando sono gli oggetti a raccontare, vuol dire che ci troviamo in un mondo sbagliato, capovolto, un mondo in cui l’uomo ha perso il suo primato di ordinatore. È il mondo di una follia collettiva: è il mondo della guerra, un luogo frantumato, dove per costruire una storia devi raccogliere i pezzi di una realtà deflagrata e dove, tra questi pezzi, trovi spesso parti di corpo umano. L’interezza può essere raccontata dall’uomo, ma quando questa viene meno la parola passa agli oggetti, inerti, che ci circondano, perché loro hanno una qualità estranea all’uomo: sono innocenti.
 
Elaborazione da immagine Pixabay
La guerra di cui stiamo parlando è quella del soldato Tom Barnes capitano dell’esercito britannico di stanza in Afghanistan. Tom resta gravemente ferito, saltando su uno IED (Improvised Explosive Device) perde una gamba, mentre l’altra è fortemente compromessa, e riporta altre ferite in tutto il corpo. È La storia drammaticamente autobiografica dell’autore del libro: Harry Parker. Nel racconto però la parola è lasciata agli oggetti, un oggetto diverso per ognuno dei quarantacinque capitoli del libro. Quarantacinque punti di vista diversi, dannatamente oggettivi, e qui il gioco di parole è dovuto. Il racconto passa dallo zaino agli anfibi, dalla tasca di pronto soccorso alla batteria che innesca il detonatore, dall’interruttore per chiamare l’infermiere al visore notturno, dalla borsetta della madre di Tom alle protesi che dovrà indossare. La narrazione, a seconda dell’oggetto narrante, a volte è in terza persona altre volte in seconda persona, ma ciò che dà compattezza e uniformità al racconto in questa frammentazione di persone e punti di vista è una salda focalizzazione zero. Ogni voce narrante è onnisciente e restituisce una parte della storia, un aspetto del dolore, affinché il lettore possa ricomporne l’interezza. Quello che vuole rappresentare Parker è proprio l’idea di dissezione della realtà. Il racconto deve avere la freddezza del tavolo autoptico, ma nello stesso tempo trasmettere tutto il calore dello strazio, delle emozioni, dei sentimenti. La narrazione in seconda persona, in particolare, è riservata a quegli oggetti che hanno con Tom un rapporto più stretto, intimo direi, come per esempio il pulsante che serve a chiamare l’infermiere in un momento di sofferenza fisica, il catetere che penetra nell’uretra, la miscela nella sacca di plasma, o addirittura un non-oggetto (bensì creatura vivente, sebbene di infimo livello) come lo zigomicete che causerà l’infezione e quindi l’amputazione dell’altra gamba. Questo un passo narrato dal tubo che gli permette di respirare.

Il tuo piede sinistro non c’era più e dal polpaccio spuntavano schegge di osso. La tua gamba destra era aperta lungo l’interno e aveva delle ferite gonfie, glutinose in superficie. Il polpaccio destro era scomparso. Le braccia erano crivellate di buchi e sanguinavano. Il mignolo era appeso alla mano solo per un tendine. Sull’inguine avevi una ferita netta e lucida da cui colava sangue. Un testicolo era aperto in due, deformato e alieno. (Traduzione di Martina Testa).
Roma, 8-12-2016 - Harry Parker presenta il suo libro a Più libri - Fiera della piccola e media editoria.

 Il soldato Tom Barnes, viene chiamato per tutto il romanzo con il suo numero di matricola BA5799, quasi a sottolinearne la spersonalizzazione, quasi a voler ridurre anche lui ad oggetto. In questo modo l’autore prende le distanze da qualcosa di troppo personale e la guerra viene vista come dentro un acquario. L’effetto finale però, anziché allontanare il lettore, lo mette di fronte alla tragedia in tutta la sua interezza. Il no comment suggerito dalla scelta narrativa induce chi legge a prendere posizione, a lasciarsi coinvolgere da eventi lontani percepiti solo da qualche notiziario.  La vicenda di Tom, narrata con continui sbalzi spazio-temporali, si intreccia con quella delle persone che gli sono vicine e con quella dei nemici. Le figure che emergono dall’acquario sono tutt’altro che fredde: esse hanno paura, coraggio, rabbia, speranza. Particolarmente belli i personaggi di Latif e Faridun: due amici adolescenti coinvolti nella tragedia della guerra. Latif che collabora con i ribelli e Faridun la cui famiglia collabora con gli eserciti stranieri. Inutile dire che da questa situazione non usciranno vincitori, ma solo la consapevolezza delle proprie scelte e l’accettazione del proprio destino. “Non cambierei quello che mi è successo” dirà Tom alla madre “Ormai è parte di me”. Accettare il proprio destino con convinzione, anziché con rassegnazione, può essere l’atto più eroico di un uomo.
© Maurizio Ceccarani 2017  

www.edizionisur.it
Harry Parker, Anatomia di un soldato, Roma, SUR, 2016

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