martedì 15 novembre 2016

COME SUGLI ALBERI LE FOGLIE di Gianni Biondillo

Il Novecento è stato definito da Hobsbawam “secolo breve” per la concentrazione, in una settantina d’anni, di avvenimenti di portata eccezionale che hanno condotto a svolte e ribaltamenti dello status politico ed economico dell’Europa, in primis, e del resto del pianeta di conseguenza. Si può pensare anche a un secolo breve per la velocità  con cui è trascorso, o meglio  (Bergson insegna) con cui è stato percepito. Un addensarsi di avvenimenti, complessi e articolati, sviluppatisi tanto velocemente da rendere necessarie più riflessioni per capirne le interazioni e i rapporti causa-effetto. In altre parole è necessario ruminare gli anni, cercare di riviverli, centellinarli a bocce ferme, per prendere coscienza di quel tratto di storia. D’altronde è all’insegna della velocità, e della tecnologia che la rende possibile, che nasce il secolo, e i Futuristi, innegabili padrini dell’ultimo secolo del millennio, hanno dato il loro valido contributo in tal senso. Il romanzo di Gianni Biondillo Come sugli alberi le foglie può aiutarci in questo ruminare il passato, almeno per quanto riguarda i primi anni del secolo: proprio quegli anni che hanno impostato i rapporti di forza delle classi sociali, le ideologie politiche e le correnti culturali del resto del Novecento. 
Fronte italiano - residuato della Grande Guerra
Cento anni fa moriva Antonio Sant’Elia, architetto di grande talento e di non comune lungimiranza. Moriva sul Carso, guidando i suoi uomini in un assurdo quanto inutile assalto, voluto da Cadorna e dallo Stato Maggiore. Il nome di Sant’Elia sfugge ai manuali scolastici e lo si rintraccia giusto nei testi specialistici, ma il libro di Biondillo restituisce alla memoria oltre che la figura di un innovatore dell’urbanistica e delle tecniche di costruzione, anche quella di un uomo di grande spessore e di rara umanità. Questo è Come sugli alberi le foglie la scrupolosa, anche se romanzata, biografia di Antonio Sant’Elia. In realtà, però, è molto di più: è la storia del primo ventennio del secolo, proprio di quei venti anni che hanno impresso al secolo l’accelerazione che lo ha caratterizzato, quella velocità che lo ha reso breve e doloroso. Sant’Elia progetta la “Città Nuova”, uno studio che ancora oggi può far impallidire il più ardito degli architetti; questa opera lo avvicina al gruppo futurista di Marinetti che gli chiede di scrivere il Manifesto dell’Architettura Futurista. Sant’Elia aderirà poco convinto al gruppo che trova eccessivo e contraddittorio, ma che ritiene anche essere l’unica ventata di innovazione dell’epoca. 
Elaborazione grafica da: Boccioni, Forme uniche della continuità nello spazio
Il romanzo si sviluppa su piani temporali diversi, in un contino di flashforward e flashback, tra i momenti cruciali della guerra e gli anni che l’hanno preceduta. Anni in cui il movimento futurista e quello interventista si fusero in un coacervo di idee e ideologie, di innovazioni sognate e sperimentate, di proclami, di risse, di tentativi abortiti e di opere che passeranno alla storia. La narrazione cattura lentamente; quella che in un primo momento può sembrare un’interessane biografia fa poi trovare il lettore al centro delle discussioni che coinvolsero animatamente Marinetti, Boccioni, Balla, Carrà, Sironi, Erba e tutto il loro entourage artistico e politico. Il pregio maggiore di questo libro è che, grazie a un lavoro straordinario di documentazione da parte dell’autore, i personaggi parlano e agiscono come, con altissima probabilità, avrebbero potuto fare nella realtà. In questo modo il lettore viene proiettato in quell’epoca inquieta, entra nel vivo di una storia e della Storia. Nel corso della narrazione, oltre al principale nucleo futurista e allo stesso Sant’Elia, elemento trainante del romanzo, incontriamo altre illustri persone-personaggio: Emilio Salgari, Emilio Lussu, Benito Mussolini, Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini, Medardo Rosso, Scipio Slataper, Ardengo Soffici, Alcide De Gasperi, Cesare Battisti, Fabio Filzi, Damiano Chiesa, Karl Kraus, Aldo Palazzeschi, Carlo Emilio Gadda, Robert Musil, Gabriele D’Annunzio, Ada Negri, Anna Kuliscioff, Giuseppe Pagano Pogatschnig, Francesco Cangiullo e molti altri. Manca all’appello il responsabile del verso cui fa riferimento il titolo del romanzo: Ungaretti. Nella storia egli entra indirettamente, solo perché un soldato incontrato in trincea da Sant’Elia porta in tasca un quadernetto dove ha trascritto i versi del poeta. Ma la figura di Ungaretti aleggia su tutto il romanzo, la sua visione tragica e straordinariamente umana della guerra fa da contrappeso alla faciloneria futurista. Il gruppo di Marinetti ubbidì al richiamo irresistibile della guerra - sola igiene del mondo -; molti di loro si arruolarono nel Corpo Nazionale Volontari Ciclisti Automobilisti, molti di loro tornarono, altri no, tra cui Sant’Elia e, proprio a lui, ideatore di una Città Nuova, il destino riservò di progettare il cimitero in cui fu provvisoriamente sepolto.
© Maurizio Ceccarani 2016
www.guanda.it
Biondillo Gianni, Come sugli alberi le foglie, Milano, Guanda Editore, 2016

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