giovedì 1 settembre 2016

ACCIAIO CONTRO ACCIAIO di I.J. Singer

Il fronte orientale del primo conflitto fu spesso definito fronte dimenticato. Tutti i massacri, le tragedie, il dolore generato dal ’14 al ’17 sembra essere stato fagocitato dal megaevento della Rivoluzione russa che ha rubato l’attenzione di storici e scrittori, mandando nell’oblio tre anni di guerra sanguinosa combattuta su un fronte di migliaia di chilometri. Ma l’oblio diventa maggiormente colpevole se si pensa all’ home front che fu dietro a quel conflitto, ovvero alla battaglia domestica che i civili dovettero affrontare quotidianamente. Acciaio contro acciaio di Israel Joshua Singer ci introduce in quella specie di girone infernale che doveva essere la Varsavia occupata dai tedeschi tra il ’15 e il ’17, riscattando in qualche modo la memoria delle sofferenze e delle umiliazioni subite da una popolazione composta da tutti i ceti sociali.
 A farci da “Virgilio” in questo viaggio negli inferi è il soldato ebreo dell’esercito zarista Binyamin Lerner, che si trova nella sua Varsavia dopo nove mesi di onorato servizio al fronte e deve raggiungere il punto di raccolta che gli è stato assegnato. Per una serie di ritardi e imprevisti, ma non per codardia, Binyamin si trova ad essere disertore. Comincia in questo modo una serie di avventure, imprese e tribolazioni che ci condurranno attraverso una Varsavia piena di miserabili, di soldatesche, di malfattori, di furbi trafficanti, di prostitute, e quanto altro la varietà degli esseri umani può offrire. In un primo momento Binyamin si rifugia presso reb Baruch Yosef, uno zio che incarna il tipico affarista ebreo avviato verso la decadenza e incapace di capire qualcosa di diverso dal proprio profitto. Qui Binyamin ritrova anche la cugina Gitta da sempre innamorata di lui, ma insidiata continuamente da Yekel Karlover, altro affarista che propone a Baruch la possibilità di grandi guadagni in cambio del matrimonio con la figlia. Lo scontro è inevitabile, Binyamin è costretto ad andarsene; dopo aver trovato rifugio in una comunità di intellettuali o sedicenti tali, cederà all’esigenza di trovarsi un’occupazione che gli consenta di sopravvivere e di sottrarsi alla continua fuga imposta dalla diserzione. L’esercito zarista è arretrato e Varsavia è in mano ai tedeschi che devono ricostruire il ponte sulla Vistola distrutto dai nemici durante la ritirata. Le squadre operaie sono pagate pochissimo e vivono una vita grama da schiavi, ma è l’unico lavoro che il mercato offre. Binyamin è accolto con la diffidenza riservata agli ebrei, ma presto saprà farsi rispettare. I suoi muscoli sono d’acciaio, ma soprattutto il suo temperamento è d’acciaio come le travi del ponte che stanno faticosamente costruendo. Egli condurrà gli operai ad una rivolta e, quindi, dovrà riprendere la sua fuga. Incontrerà nel suo peregrinare moltissime figure, a volte benevole altre volte insidiose e maligne; personaggi che costituiranno il repertorio straordinario di un’umanità posta in condizioni estreme, quelle condizioni che fanno dare ad un uomo tutto il meglio o tutto il peggio di se stesso. Si unirà infine a un ricco filantropo che vorrà trasformare una massa di profughi in una comunità laboriosa. Ma i risultati saranno alterni e cosparsi di giorni dolorosi, fin quando arriverà la notizia di una certa Rivoluzione.
Varsavia - centro storico. Immagine Pixabay modificata
 Il romanzo non segue una vera e propria parabola narrativa e non ha un particolare  momento di spannung, bensì è costituito da un andamento picaresco che fa stare il lettore in continua tensione e permette all’autore di mostrarci ora il comportamento miope delle masse popolari, ora l’atteggiamento degli invasori nei confronti della popolazione conquistata, o ancora le astuzie degli affaristi, capaci di mutare ogni situazione in un’occasione di guadagno, nonché la violenza e la miseria che sempre sono legate a un conflitto. Tradotto magistralmente  da Anna Linda Callow, che si è servita della versione inglese  del fratello dell’autore, confrontandola continuamente con l’originale yiddish, il romanzo ci restituisce un affresco della comunità ebraica di Varsavia senza alcuna inibizione. Israel Joshua Singer sciorina laicamente pregi e difetti della comunità degli ebrei orientali. Ne racconta gli atti di coraggio, la capacità di sopportazione, le chiusure, le meschinità, il senso pratico da una parte e il misticismo hassidico dall’altra. In altre parole è questo il quadro di una comunità che, cercando di salvarsi rimanendo chiusa in se stessa, sarà invece coinvolta e stravolta dalla Storia. Negli atteggiamenti di rifiuto e diffidenza, che emergono nella popolazione di ogni ceto e nazionalità nei confronti di questi ebrei, si prefigura già quella che sarà una delle più grandi e assurde tragedie collettive del Novecento.
© Maurizio Ceccarani 2016

Singer Israel Joshua, Acciaio contro acciaio, Milano, Adelphi, 2016 

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