lunedì 6 giugno 2016

L'ALTRA MADRE di Andrej Longo

Napoli è una città difficile. Difficile da governare, difficile da percorrere, difficile da vivere e, naturalmente, difficile da raccontare. Il pericolo di cadere nei luoghi comuni di pizza e mandolino è sempre in agguato; come pure il pericolo di cedere alla seduzione paesaggistica, oppure al gusto della farsa dialettale, della sceneggiata. Ma soprattutto è difficile raccontare Napoli, volendo rimanere semplicemente testimoni e interpreti di sentimenti ed emozioni, senza sconfinare nell’indagine sociale, nel giornalismo investigativo e di denuncia. Andrej Longo a spasso per Napoli ti ci porta per mano, raccontando la quotidianità con una prosa ricca di espressioni dialettali che ti sembra di sentire la voce di quella città. Senza mai eccedere nel napoletano stretto, Longo ti incanta con una lingua che, se non è la tua, ti sembra che comunque un po’ ti appartenga.
Napoli - Via Nuova Marina
   Passeggi per una strada del Vomero, stai lì che aspetti il verde a un semaforo e, accanto a te, in un attimo che nemmeno te ne accorgi, avviene uno scippo. Una ragazza è a terra, una motoretta fugge zigzagando e si perde nella città. Microcriminalità. Non camorra, non potenti boss taglieggiatori, ma delinquenza minorile, balordaggine, bravate finite male. Dietro la microcriminalità però si nasconde spesso macrodisperazione. Una disperazione dissimulata, latente, quasi rimossa. Una disperazione a cui sei tanto abituato che nemmeno lo sai di essere disperato. Così la tua vita se ne scorre tra l’indifferenza di un mondo che propone modelli irraggiungibili, mentre tu ti dai da fare nel bar dove lavori, oppure ti fai una corsa in motorino, giochi a pallone, bevi un birra. Poi quando torni a casa ti accoglie la tenerezza di una madre sfinita che cuce orli per sopravvivere, quando non sta attaccata alla bombola d’ossigeno per via della sua malattia. È la vita di Genny, sedici anni, un concentrato di energia che, in una città come Napoli, bisogna fare attenzione a come incanalare.

A quel semaforo la vita di Genny si incrocerà con quella di Tania, più o meno sua coetanea, figlia di una poliziotta. Anche Tania, nel pieno della sua adolescenza, è vitalità allo stato puro, ma dopo quel fatale incrocio di destini nulla sarà più come prima. Fin qui la cronaca. Ma abbiamo detto che questa non è Gomorra. Non stiamo lì a cercare mandanti politici o a indagare su famiglie di malaffare. Quella tragica intersezione tra due giovani vite dà luogo alla profonda analisi del desiderio di giustizia di una madre distrutta dal dolore che ormai non ha niente da perdere. La giustizia è un concetto strano che si manifesta con sentimenti contrastanti, pulsioni estreme e violente; è percorrere un tunnel che non ti permette di guardare ai lati, ma solo di andare dritto al tuo scopo. Le figure della madre di Tania e quella della madre di Genny rappresentano due campi opposti, due mondi, due ragioni inconiugabili. Esse in tutto il romanzo si sfiorano appena, ma il carico di umanità che segue quell'attimo ci consegna un finale commovente, ma non patetico, un epilogo carico di umana passione e di un barlume di speranza.
© Maurizio Ceccarani 2016
www.adelphi.it
 Longo Andrej, L’altra madre, Milano, Adelphi, 2016

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