venerdì 19 febbraio 2016

CIANURO A SAN LORENZO di Mauro Valentini

C’è chi le storie se le inventa: ritaglia porzioni di realtà, le assembla come in un collage e rende verosimile un racconto scaturito dall’immaginazione. C’è chi invece le storie se le va a cercare laddove si sono consumate, ne dipana il racconto come un filo di Arianna, fino a scavare nei tortuosi meandri dell’esistenza e a svelare quell’umanità che spesso si cela dietro una brutale notizia, un anonimo verbale, un giudizio lapidario. Mauro Valentini è esattamente un scrittore di questo tipo. Le storie non c’è bisogno di inventarle, esse già esistono, basta privarle dell’anonimato in cui nascono e al quale tornano dopo una parabola di clamore. Valentini, scrittore e blogger che collabora con diverse testate giornalistiche, è un gran lettore di verbali di polizia e di carte di tribunali; ma è anche un grande osservatore di luoghi e di persone. In Cianuro a San Lorenzo egli racconta la storia di Francesca Moretti, giovane sociologa morta nel 2000 presso il San Giovanni di Roma dopo un ricovero d’urgenza per dei dolori fortissimi, accompagnati da gonfiori al ventre e lividure. Francesca aveva appena mangiato una minestrina con il formaggino e aveva fatto delle iniezioni di antidolorifici per dei forti dolori alla schiena. Queste ultime che vengono sospettate di aver scatenato una reazione allergica. Il referto dell’esame necroscopico arriverà solo cinque mesi più tardi e sarà sconcertante: avvelenamento da cianuro. In realtà la polizia aveva già avviato delle indagini per le circostanze poco chiare in cui si era consumata la tragedia. Nelle indagini vennero coinvolte tutte le persone che orbitavano intorno all’appartamento di via dello Scalo di San Lorenzo in cui viveva Francesca. La signora che faceva le iniezioni, il medico di base, il fidanzato Rom di Francesca e le due ragazze che vivevano con lei.
Roma - quartiere di San Lorenzo - la tangenziale
Francesca lavora come sociologa presso l’Opera Nomadi, si occupa della scolarizzazione dei bambini. Lavorando a fianco di Graziano, membro di un’autorevole famiglia Rom, se ne innamora, i due fanno progetti che però non sembrano di facile attuazione: Graziano ha già una moglie e dei figli. Sebbene Francesca goda della protezione di Bajro, padre di Graziano, la relazione tra i due è tormentata e quella protezione presto finirà con la morte dello stesso Bajro. Le cose non vanno bene neanche con i genitori di Francesca che non approvano questo amore così alternativo, così inquietante. Francesca, ragazza esemplare, piena di vita e sempre sorridente, cade così in uno stato di tristezza e depressione. Ad aggravare la situazione ci si mettono anche dei terribili dolori alla schiena curati con antidolorifici. Il referto necrologico spazza via la prima ipotesi di intolleranza ai farmaci e ritira in ballo la minestrina, ultimo alimento assunto dalla vittima. A preparare la minestrina, per sua stessa ammissione, è Daniela, una delle ragazze che abitano con Francesca. A questo punto comincia l’odissea di Daniela che, anche se in mancanza di un movente, viene accusata dell’uccisione di Francesca.
Roma - anni Settanta - periferia Sud - resti di campo Rom
La ricostruzione di Valentini, pur senza indugiare nella fiction, riesce a dare vita a tutti i personaggi di una storia che emerge da verbali, articoli, rapporti; riesce a restituire pathos a cognomi, date, luoghi, a coinvolgere emotivamente il lettore senza spettacolari coup de théâtre, ma attraverso uno sguardo umano sul dolore degli altri. Alla vicenda fa da sfondo il quartiere romano di San Lorenzo al quale è dedicato un bel capitolo. San Lorenzo è una sorta di  città nella città, è stato il quartiere più “rosso” di Roma, un quartiere che ha lottato contro il fascismo, che è stato straziato da un bombardamento devastante, che è stato umiliato da una tangenziale soprelevata che passa a livello del terzo piano delle abitazioni, entrando quasi nelle case con il suo incessante frastuono. È anche, San Lorenzo, un quartiere di giovani universitari di tante province d’Italia e di paesi stranieri che si mescolano con i vecchi romani, dando vita ad una comunità sui generis, una delle più belle e variegate comunità della capitale. La storia di Francesca Moretti, la storia di un sogno e di una vita spezzati, poteva svilupparsi in un posto qualsiasi, ma a San Lorenzo il caso ha voluto che trovasse una sorta di affinità elettiva.
Roma - anni Settanta - quatìrtiere di San Lorenzo - ancora visibile la devastazione del bombardamento
Della vicenda di Francesca Moretti, ammetto, non ricordavo nulla. Sono passati sedici anni, e per quanto clamore possa aver fatto allora, chissà quanti, come me, non la ricordano. Per questo non entro in particolari, per lasciare al lettore lo stupore che possono generare un’indagine e un processo assurdi, spesso influenzati dai media dell’epoca in un senso o nell’altro, con l’opinione pubblica divisa tra colpevolisti e innocentisti. La tragedia di Francesca travolge in un vortice di sofferenza molte altre vite, prime tra tutte quelle dei suoi genitori e quella di Daniela, l’amica accusata e processata che vedrà la propria esistenza trasformarsi in un incubo. La maldestra acquisizione di reperti, un’indagine falsata dal pregiudizio, un’esposizione mediatica da “sbatti il mostro in prima pagina” fanno di questa storia una storia sbagliata. Così forse direbbe Fabrizio De André, e continuerebbe: cos’altro vi serve da queste vite / ora che il cielo al centro le ha colpite / ora che il cielo ai bordi le ha scolpite. Appunto cos’altro si può volere, ora che hanno dato tutto, se non restituire loro dignità e memoria. E in questo il lavoro di Mauro Valentini riesce perfettamente.
© Maurizio Ceccarani 2016
www.soveraedizioni.it
Valentini Mauro, Cianuro a San Lorenzo – La storia di Francesca Moretti, Roma, Sovera Edizioni, 2016

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