giovedì 7 gennaio 2016

DESERTO AMERICANO (la distopia di Claire Vaye Watkins)

Capita che tu abbia abitato ai margini del deserto e di siccità te ne intenda. Capita che tuo padre sia stato un importante membro di una setta satanica, visionaria e assassina e che tu di comunità visionarie ne capisca. Capita che tu non debba guardare troppo lontano per vedere il deserto dell’esistenza e il futuro di un’umanità sciagurata. Capita che tu abbia talento da vendere, e che sia anche tu un po’ visionaria. Capita che tu sia Claire Vaye Watkins e che tu scriva un libro che se non è una profezia è senz’altro un monito: Deserto americano.
 
Deserto californiano
 Claire Vaye Watkins è figlia di Paul Watkins, ovvero di colui che procurava le ragazze per la celebrazione dei riti satanici a Charles Manson, capo della setta che si rese responsabile dell’assassinio di Sharon Tate e di numerose altre persone. Ma Deserto americano  non è la storia del padre di Claire, anche se del suo vissuto famigliare il libro è inevitabilmente carico. Il romanzo narra la storia di due giovani amanti, Luz una ex modella e Ray un reduce, legati da una passione pura e assoluta, che vivono in una California desertificata da una siccità apocalittica. Accampati nella villa abbandonata di un’attricetta, vivono giorni senza storia in un deserto popolato da sordide comunità di vagabondi che non hanno risposto all’ordinanza di evacuazione del territorio. I giorni sono misurati da sbronze, assunzione di sostanze, amplessi notturni, e razioni d’acqua e di coca cola, fin quando, proprio in un improbabile rito propiziatorio di una di queste comunità, si imbattono in Ig, una bambina che vaga tra la gente e non si capisce se sia figlia di qualcuno. I due decidono di tenere la bambina e di allevarla come una figlia, dandole da mangiare biscotti, e usando come pannolini i foulard di Hermes di cui l’armadio dell’attricetta e pieno. Luz e Ray  adoravano la loro bambina dagli occhi lucenti, si amavano come non mai, erano pieni di amore per tutto e tutti. Ma non poteva durare. (Nulla durava, lì.) Diventa essenziale, nella situazione in cui si sono andati a cacciare, abbandonare quel luogo e quella vita, migrare verso terre ancora verdi, ma Ray è un disertore e la bambina non ha un certificato di nascita. È necessario quindi procurarsi documenti puliti. È così che inizia un insidioso percorso che porterà il lettore a conoscere la vita segreta di una duna in continuo movimento. La duna nasconde o svela, inghiotte o vomita porzioni di realtà; ai suoi margini si stempera la vita di una comunità guidata dal carismatico e visionario Levi, un sedicente rabdomante, personaggio tutto da scoprire.
 
Nella solitudine e nella vastità del deserto la ricerca di verità assolute si fa più forte e assume le forme più diverse 
 La California della Watkins è l’esatto opposto della California sognata da Tom Joad in Furore di Steinbeck . È esattamente quello che Tom si è lasciato alle spalle percorrendo la Route 66. Negli anni ’30 i territori dell’Oklahoma, a causa di uno sfruttamento incontrollato e di una siccità senza precedenti, si desertificarono trasformandosi in una Dust Bowl, e dando vita a tempeste di sabbia che resero impossibile ogni attività agricola. È così che comincia l’avventura di Tom Joad e di migliaia di altri agricoltori che speravano nel paradiso Californiano. Ad accoglierli ci saranno però solo odio e persone coinvolte in loschi traffici. Chi sperava di trovare oro, fama e agrumi (Gold Fame Citrus è il titolo originale del romanzo della Watkins) troverà inganno, emarginazione e sfruttamento. Ovvero quel deserto morale ed esistenziale che la Watkins rappresenta nella sua inquietante distopia, calata in un imprecisato presente che sa già di day after.
 
Valley of fire
 I personaggi del romanzo rappresentano vari tipi di fallimento, ma ognuno di loro ha una carica morale che emerge da un passato di spessore, ricco di eventi, di contraddizioni, di segreti. La protagonista Luz, che affronta il deserto per dare un futuro alla piccola Ig, diventa una specie di pretesto per conoscere una galleria di figure che rappresentano il dark side di un’America tutta intenta proporsi modello di civiltà e di progresso tecnologico. Rappresentano, queste figure, il prodotto umano di una società malata che in nome del profitto e della tecnologia è disposta a sacrificare l’integrità del pianeta e che, sulla via dell’apocalisse, ha bisogno più che mai di punti di riferimento, di verità rivelate e assolute.


Il tema del viaggio, il paesaggio devastato, le comunità di sbandati in cui si imbatte Luz hanno fatto accostare Deserto americano a La strada di Cormac Mc Carthy. Sicuramente l’eco di questa lettura è presente nella scrittrice. Ma in realtà, per sua stessa ammissione, le fonti di cui si è servita sono altre. Tra i molti titoli che cita la Watkins ricordo Il controllo della natura di John McPhee scrittore e saggista che mescolando dati reali a elementi di fiction parla dei disastri che l’uomo, con la sua opera, somma a quelli spontanei della natura; e Beyond the Hundredth Meridian di Wallance Stegner storico e ambientalista, profondo conoscitore dei deserti americani. Scelte che indicano l’importanza dell’aspetto naturalistico-ecologico del romanzo. A questi titoli si associano The American Religion di Harold Bloom studioso delle forme di religione degli States e delle loro ricadute sociali;  e In nome del cielo di Jon Krakauer libro in cui l’esploratore-scrittore, che più di una volta ha raccontato aspetti selvaggi della natura, ci mette di fronte agli aspetti selvaggi e violenti a cui può condurre una fede cieca e aberrante. In Deserto americano non sono narrate solo la devastazione morale ed esistenziale di una società decadente, ma anche e soprattutto la bizzarria di una natura alla fine del suo ciclo vitale. A questo punto il messaggio della Watkins diventa politico, un atto di accusa e insieme grido di dolore arrotolato in una bottiglia e lasciato tra le dune, nella speranza che qualcuno lo raccolga e che non resti inascoltato.
© Maurizio Ceccarani 2016
Un ringraziamento a Flavio Chierichetti che ha concesso alcune foto dei deserti americani a corredo di questo post.

www.neripozza.it
Watkins Claire Vaye, Deserto americano, traduzione di Massimo Ortelio, Vicenza, Neri Pozza, 2015

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