martedì 7 aprile 2015

VASKEN BERBERIAN E IL CIELO DEGLI ARMENI

Il 24 aprile prossimo gli Armeni celebreranno il centenario del genocidio consumatosi ad opera del governo dei Giovani Turchi. Nel 1915 la Turchia, guidata dal nuovo movimento politico, temeva un’alleanza del Popolo dell’Arca con la Russia che era schierata con le forze dell’Intesa. In realtà la persecuzione degli Armeni inizia con il sultano Abdul Hamid già nel 1894, sempre per motivi legati alla vicinanza geografica e politica dell’Armenia alla Russia che aveva mire espansionistiche sui territori turchi e volentieri alimentava le spinte indipendentiste degli Armeni.

Timpano di portale fine XIII secolo esposto alla mostra "Armenia - Il popolo dell'Arca" presso Il Vittoriano di Roma 6/3/2015 - 3/5/2015
La persecuzione e lo sterminio di questo popolo, nei due terribili episodi, avviene in diversi modi: uccisioni indiscriminate, impiccagioni, crocefissioni, stupri, mutilazioni, pogrom, assalti veri e propri da parte dell’esercito. La morte viene somministrata nei modi più vili e morbosi. Il massacro del 1915 in particolare avverrà per lo più attraverso marce forzate verso campi di concentramento in condizioni tanto estreme da rendere quasi inutili questi ultimi, perché la morte arrivava prima della destinazione. A guerra finita non finiscono le persecuzioni. In modo meno eclatante esse continueranno a piagare il popolo armeno anche ad opera del celebrato padre della Turchia moderna Kemal Ataturk. Purtroppo come tutti i genocidi anche il Grande Male, il Medz Yeghern, ha avuto e continua ad avere la sua brava dose di negazionisti. Ancora oggi il governo turco punisce chi ammette l’olocausto del popolo armeno.
  
Capitello V - VI secolo esposto alla mostra "Armenia - Il popolo dell'Arca" presso Il Vittoriano di Roma 6/3/2015 - 3/5/2015
 La persecuzione non farà che aggravare un fenomeno già diffuso nel travagliato popolo armeno: la diaspora. Comunità armene si trovano infatti sia in Medio Oriente, sia in Europa orientale. Più recentemente molti armeni si sono spostati anche in Europa occidentale e in America. Tutti, portano come un’eredità il fardello del Grande Male, tutti, anche i giovani, condividono la memoria del doppio oltraggio: il genocidio e l’oblio. Ma non vogliamo rubare il mestiere agli storici, per ogni particolare si rimanda alle numerose fonti di informazione, scritte o digitali che siano, purché non siano quelle del Governo turco.
http://www.sperling.it/
Quello che ora possiamo fare è ricordare e, se possibile, partecipare al dolore di quella gente nell’unico modo che conosciamo: leggere. Una delle principali finalità della letteratura è proprio quella di conservare e trasmettere alla memoria il dolore degli uomini, merce preziosa che gli uomini stessi pagano sulla loro pelle. Un buon modo per fare ciò è leggere il libro di Vasken Berberian Sotto un cielo indifferente. La storia che Berberian, regista e scrittore armeno, ci racconta parte dal ’37, quando ormai il massacro, e il disastroso esito della guerra greco-turca sono alle spalle. Siamo in un campo profughi di Patrasso dove tra mille difficoltà vive una coppia di armeni Serop e Satèn. Lui lavora in una manifattura tessile e per arrotondare cuce pantofole che cerca di vendere. Alla coppia nascono due gemelli Mikael e Gabriel; i bambini pur essendo identici, mostrano caratteri diversi: più affabile Gabriel, più difficile Mikael. Satèn si ammalerà e Serop, dopo aver perso il lavoro, dovrà prendere una difficile decisione il cui rimorso lo accompagnerà per il resto dei suoi giorni. Per salvare la sua famiglia dovrà vendere uno dei due gemelli; verrà naturale a Serop rinunciare a Mikael con cui non era mai riuscito a stabilire un legame. Dopo una serie di sacrifici e di infinite difficoltà la famiglia cede al desiderio di tornare in patria che nel frattempo è diventata una delle repubbliche sovietiche. Qui a causa della copertina di un libro di Saroyan, vecchio dono di parenti d’oltreoceano, Serop e Gabriel vengono arrestati, sommariamente processati e tratti in un gulag. Il racconto della vita di Mikael e Gabriel procede parallelamente. Il primo, più fortunato, adottato da una famiglia benestante studia al collegio armeno Moorat-Raphael di Venezia. Lì vive la sua formazione e il suo amore per Francesca ma è tormentato da un male oscuro, da angosce inspiegabili che corrispondono alle sofferenze del gemello che non sa di avere. Gabriel, invece, affronta la durissima vita del gulag, subisce violenze e umiliazioni e assiste alla morte del padre, troppo debole per affrontare l’inferno del campo di prigionia. [Per la vita nei gulag consultare anche qui].

Tenda liturgica 1699 esposta alla mostra "Armenia - Il popolo dell'Arca" presso Il Vittoriano di Roma 6/3/2015 - 3/5/2015
La prosa di Berberian è piana e diretta, libera da sperimentalismi linguistici, essa riesce a trasmettere l’orrore e l’angoscia, la tenerezza e l’ironia con la stessa semplicità. Quello che è straordinariamente complesso è il plot che dà alla narrazione un notevole ritmo di pause e accelerazioni. Continui cambi di scena, frequenti flashback e flashforward rivelano la formazione di Berberian come regista e sceneggiatore e rendono la lettura vicina alla visione di un film. L’ombra di Saroyan, scrittore americano figlio di immigrati armeni, aleggia come un fantasma per tutto il libro. Sarà la piccola sorella Novàrt, nata dopo la separazione dei gemelli, quella che ha custodito il libro senza copertina e che si è salvata dalla deportazione, a riunire i fratelli, ma non vogliamo fare spoiler. La fine del libro è tutt’altro che scontata, come in un primo momento si potrebbe immaginare, essa è bensì ricca di pathos e di poesia: è giusto che il lettore la scopra da solo. Non possiamo che aggiungere che la storia di questa famiglia, modesta e generosa, non è che metafora della diaspora armena e delle sofferenze che ancora oggi in questo popolo si consumano, ma anche la dimostrazione della straordinaria forza di una gens di grande levatura culturale che costituisce un vero e proprio anello di congiunzione tra il mondo occidentale e un oriente sempre più difficile da interpretare.
© Maurizio Ceccarani 2015
Croce con reliquie di San Giorgio esposta alla mostra "Armenia - Il popolo dell'Arca" presso Il Vittoriano di Roma 6/3/2015 - 3/5/2015
BIBLIOGRAFIA

Oltre alla lettura di: Berberian Vasken Sotto un cielo indifferente, Milano, Sperling & Kupfer, 2013
Il gufo ignorante consiglia anche:

Mandel’stam, Viaggio in Armenia, a cura di S. Vitale, Milano, Adelphi, 1988
Kuciukian Pietro, Lettere di Nairì (viaggi in Armenia), Milano, Guerini e Associati, 1994
Arslan Antonia, La masseria delle allodole, Milano, Rizzoli, 2004
Arslan Antonia, La strada di Smirne, Milano, Rizzoli, 2009
Raule - Berberian, Come sabbia nel vento, Milano, Sperling & Kupfer, 2011
Sinué Gilbert, Armenia, Vicenza, Neri Pozza, 2011
Uluhogian Gabriella, Gli Armeni, Bologna, Il Mulino, 2013

FILMOGRAFIA

La masseria delle allodole, di Paolo e Vittorio Taviani, italia, 2007


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