sabato 28 marzo 2015

RODOLFO SIVIERO DI FRANCESCA BOTTARI (ovvero l'arte ritrovata)

Il 17 giugno 2014 Il gufo ignorante pubblicò una breve nota sul film The monuments men. In quell’occasione le nostre riflessioni andarono all’importanza del patrimonio artistico di un paese, a come le testimonianze della cultura di una nazione siano l’anima stessa di un popolo, ne costituiscano la memoria, la storia, il percorso di un pensiero condiviso. Il film, tratto dal libro di Robert M. Edsel, ci mostra un aspetto poco conosciuto della guerra, che sfugge quasi completamente all’insegnamento nelle scuole. Se le vite che si sacrificano in un conflitto reclamano memoria ai posteri, le opere d’arte trafugate, oltraggiate, distrutte non sono da meno. Anch’esse, come frutto di passione, dolore, intelligenza comune e come tesoro sovranazionale chiedono giustizia. Hitler, svuotando i musei degli stati europei in funzione del Führermuseum, svuotava la storia di quei paesi; oggi l’ISIS, distruggendo i siti archeologici, fa lo stesso: vuole cancellare un passato imbarazzante per la sua ideologia. Insomma, le opere d’arte, in un conflitto, rappresentano l’elemento più indifeso di uno Stato. Ci sono uomini che hanno rischiato la vita per ridare decoro e memoria ai paesi depredati. Certo, la fiction ha edulcorato la realtà, li ha resi belli e le loro azioni sono apparse forse più spettacolari di come in realtà sarebbero andate, ma nulla toglie al merito di questi coraggiosi realmente esistiti e che ancora oggi si prodigano con la Monuments Men Foundation per il ritrovamento e la restituzione ai legittimi proprietari di opere trafugate in guerra.

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Trascurata e, in alcune sacche di comunicazione, addirittura ignorata è la memoria del nostro monuments man Rodolfo Siviero. Anche se lontano dai canoni estetici di Matt Damon e George Clooney il nostro Rodolfo Siviero non ha rivali in fascino, coraggio e azione. Egli ha il merito di aver restituito all’Italia almeno 3000 opere trafugate durante la guerra, molto spesso con azioni delicate e pericolose. Personaggio poliedrico e spigoloso, dal carattere difficile e dal comportamento spesso ambiguo, Siviero non è rimasto nella memoria collettiva nazionale, se non nelle nicchie degli addetti ai lavori. Francesca Bottari, storica dell’arte specializzata nell’analisi del patrimonio culturale nonché saggista e docente spesso impegnata nella progettazione didattica dei musei pubblici, ci rende la figura di Rodolfo Siviero scevra da pregiudizi e glorificazioni. Il racconto della vita e delle avventure del nostro agente segreto dell’arte è basato su un approfondito studio dello sterminato materiale d’archivio lasciato da Siviero stesso e dalle persone che con lui sono entrate in contatto. Un racconto che scorre come un romanzo ma che ha il rigore del saggio scientifico. Veniamo così a conoscenza di una sorta di eminenza grigia dell’arte Italiana che ha permesso al suo Paese di non impoverirsi e di conservare il primato artistico che gli è sempre appartenuto.

Rodolfo Siviero nasce a Guardistallo nel 1911, un piccolo comune in provincia di Pisa in cui il padre comanda la locale stazione dei Carabinieri, compie a Firenze studi di carattere umanistico letterario, e completa la sua formazione frequentando donne e musei. Le opere d’arte e la bellezza femminile sembrano confondersi in lui come in una dissolvenza incrociata. Tenta di farsi conoscere come poeta, ma poi si convince che la carriera diplomatica è la strada che più gli si addice. Aderisce al fascismo e, grazie ad alcune conoscenze e alla sua abilità di persuasore, nel ’37 riesce ad ottenere una missione in Germania sotto la copertura del SIM, i servizi segreti del regime. Il suo compito è quello di monitorare le intenzioni dei nazisti riguardo all’Austria. L’esperienza, seppur breve, della Germania fa maturare in lui idee chiare sull’ingombrante alleato dell’Italia. Grazie all’amicizia tra Italia e Germania infatti molte opere vennero vendute illegalmente a Hitler e Göring. Siviero, oltre a cercare di proteggere con avventurose manovre diversive alcune opere finite nella lista dei desideri dei due nazi-collezionisti, inizierà un meticoloso lavoro di registrazione e di tracciabilità delle opere in fuga. Questo lavoro divenne ancora più intenso e pericoloso quando, dopo l’otto settembre, i nazisti con la scusa di proteggere il nostro patrimonio artistico istituirono il Kunstschutz, un vero e proprio corpo militare che aveva il compito di prelevare opere d’arte dai nostri musei e portarle al Nord. Siviero si troverà a coordinare un gruppo partigiano, appoggiato anche dagli alleati, che con una capillare attività di intelligence riuscì a seguire le opere nel loro percorso e a salvarle dai bombardamenti. Siviero, sospettato di attività filo partigiana, verrà fatto prigioniero, torturato, rilasciato grazie ad amicizie repubblichine. Forse per queste ambiguità non fu mai completamente gradito agli americani e a molti altri che avrebbero potuto magari giudicarlo solo sui risultati ottenuti. Dopo la guerra verrà nominato da Alcide De Gasperi Ministro plenipotenziario con l’incarico del recupero delle opere d’arte. Grazie al materiale accumulato durante la Resistenza e grazie alle sue raffinate doti di diplomatico, Siviero riporterà a casa un numero incredibile di capolavori: come la Danae di Tiziano, l’Apollo di Pompei, l’Hermes di Lisippo, il Discobolo Lancellotti, la Leda del Tintoretto; la Madonna con bambino del Masaccio e molti altri, tra cui anche opere rubate non in tempo di guerra come l’Efebo di Selinunte.

Discobolo Lancellotti
Nel 1971 Rodolfo Siviero divenne Presidente della prestigiosa Accademia delle Arti e del Disegno fondata da Cosimo I de’ Medici nel 1563, coronando in qualche modo una vita dedicata a combattere tutti i nemici dell’arte, dai trafugatori nazisti ai ladri comuni, sfidando spesso il pericolo ma scontrandosi soprattutto con la burocrazia e la miopia delle istituzioni. Se è vero che i suoi metodi sono stati spesso ambigui e discutibili è pur vero che circa tremila opere recuperate sono un risultato indiscutibile. Al suo instancabile lavoro c’è da aggiungere una sorta di testamento morale: Siviero muore nel 1983 lasciando documentazione su 2500 opere ancora da recuperare. Aspettiamo, nella speranza che qualcuno si faccia avanti sfruttando le sue indicazioni.
© Maurizio Ceccarani 2015

Francesca Bottari:  RODOLFO SIVIERO Avventure e recuperi del più grande agente segreto dell’arte, Roma, Castelvecchi, 2013

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