giovedì 4 dicembre 2014

L'ORA DI LEZIONE DI MASSIMO RECALCATI (ovvero l'erotismo della parola)

Devo essere sincero, a spingermi a leggere L’ora di lezione di Massimo Recalcati è stato il sottotitolo: Per un’erotica dell’insegnamento. Ho sempre sospettato che tra me e la conoscenza, sia da docente che da discente, ci fosse un rapporto erotico. Ma era un’idea confusa che albergava in me e che non palesavo, vuoi per imbarazzo, vuoi per la poca chiarezza con cui si manifestava. Il libro di Recalcati andrebbe adottato come libro di testo per le abilitazioni all’insegnamento. E se su di esso non si può impostare una vera riforma della scuola, a meno di sottoporre gli insegnanti (cosa a cui sono estremamente favorevole) ad un esame psicoattitudinale, come si fa per i piloti dei jet; lo si può almeno tenere sotto il cuscino, come un breviario, come fonte di ispirazione, come modello a cui tendere.

www.einaudi.it
Recalcati, psicanalista lacaniano, docente universitario, direttore scientifico dell’Istituto di ricerca di psicoanalisi applicata, inizia la sua analisi tracciando le caratteristiche di tre tipi di scuola. La scuola con il complesso di Edipo, la scuola con il complesso di Narciso e quella con il complesso di Telemaco. Tutti e tre questi complessi, intesi come organizzatori che orientano il comportamento, sono presenti simultaneamente nella scuola. Ma a seconda dei tempi è prevalso un tipo piuttosto che l’altro. C’è stato un tempo in cui andare a scuola e pregare erano la stessa cosa. Il rapporto tra insegnante e allievo era verticale; la scuola inculcava i principi della tradizione, una scuola che non ammetteva dialogo o eresie. Era la Scuola-Edipo, la scuola dell’auctoritas. Una scuola atta a correggere ogni stortura, a reprimere ogni mancanza o distrazione. Era la scuola padre che si fonda sull’alleanza insegnante-famiglia, con una forte funzione disciplinare. Facile dire che una scuola del genere sviluppa un conflitto generazionale: uno scontro edipico padre-figlio. Le contestazioni del ’68 e del ’77 hanno cercato giustamente di abbattere questo modello, ma hanno aperto la strada a una scuola che passa dalla verticalità gerarchica alla orizzontalità. In altre parole l’alterità tra allievo e insegnante, e tra figlio e famiglia si è dissolta in una scuola che si specchia in se stessa: Scuola-Narciso, appunto. Non esistono più dissimmetrie, ma tutto è simmetrico. Nella Scuola-Narciso gli insegnanti si confondono con gli allievi, vestono come loro, sono amici degli studenti su Facebook, evitano ogni segno di distinzione; le famiglie a loro volta cercano di alleggerire il lavoro dei figli, di rimuovere le difficoltà, di parare ogni colpo che possa mettere alla prova il loro pargolo. È una scuola questa che tende inoltre a sostituire il libro con la tecnologia, quella stessa tecnologia di cui si servono gli allievi per i loro noiosi passatempi. Di fronte al fallimento evidente di questi due modelli, Recalcati lancia l’ipotesi auspicabile di una Scuola-Telemaco. Telemaco non vuole la pelle del padre, bensì lo cerca, lo aspetta, lo desidera, ne raccoglie i resti stremati dal tempo e dalle avversità, si allea con lui. La Scuola-Telemaco è una Scuola dove in primo piano dovrebbe essere situato il desiderio come ricerca della propria eredità. In questo tipo di scuola, l’insegnante diventa il testimone che sa aprire, attraverso la potenza erotica della parola, i mondi della conoscenza.

Il prof. Ceccarani ai tempi della Scuola-Edipo
L’insegnamento non può consistere in un vuoto da riempire, una zucca vuota da colmare. Si deve far nascere il desiderio della conoscenza. Il vuoto non deve essere riempito: deve essere aperto. Aprire finestre, occhi, porte. Questo è il compito dell’insegnante, in questo consiste l’erotica dell’insegnamento. Nel Simposio di Platone, Agatone pensa erroneamente che sedersi vicino a Socrate gli consentirà di assorbire tutta la sapienza del grande filosofo. Ma Socrate si sottrae a questa parte: Sarebbe bello, Agatone se la sapienza fosse tale da scorrere dal più pieno al più vuoto di noi. Socrate non vuole occupare la posizione dell’oggetto dell’amore: eromenos. Bensì sostiene che la propria sapienza è di poco valore mentre quella di Agatone è scintillante. Socrate vuole mettere Agatone di fronte a se stesso, ai suoi limiti, alle sue potenzialità. In altre parole il sapere del maestro non è mai ciò che colma la mancanza, quanto ciò che la preserva. Il vero maestro deve riuscire a trasformare l’eromenos in erastes, la passività dell’amato nell’attività dell’amante.

Un insegnamento degno di questo nome, non inquadra, non uniforma, non produce scolari, ma sa animare il desiderio del sapere. Per questa ragione ogni insegnamento che sia tale muove l’amore, è profondamente erotico, è in grado di generare quel trasporto in cui consiste in ultima istanza il fenomeno che in psicoanalisi chiamiamo “transfert”.

Sempre il prof. Ceccarani ai tmpi della Scuola-Edipo. Notare la posizione delle mani
e il dito indice ad evitare "storture" nella lettura.
Si pone ora il problema di come mettere in atto un insegnamento del genere. Se è vero che la scuola non è più quella di Edipo, quella che vuole raddrizzare le viti storte, è pur vero che la scuola di Narciso ha portato l’ora di lezione a un declino senza precedenti: morte dei libri, informatizzazione degli strumenti didattici, esaltazione delle metodologie dell’apprendimento, accanimento valutativo, burocratizzazione fatale della funzione dell’insegnante che deve sempre più rispondere alle esigenze dell’istituzione e non a quelle degli allievi… Un’erotica dell’insegnamento non può fare a meno della personalità dell’insegnante, figura che tende a sbiadirsi, addirittura resa intercambiabile dall’insegnamento modulare. Per trasmettere l’amore per il sapere è necessaria una voce che abbia un timbro che resti nella memoria, non una voce sintetizzata da qualche diavoleria elettronica; sono necessari una presenza e uno stile nel porsi; sono necessarie scelte personali nel valorizzare le diversità, nel comunicare possibili versioni dello stesso argomento. Il bravo insegnante non è tanto colui che sa, quanto colui che sa portare e dare la parola, sa coltivare la possibilità di stare insieme, sa fare esistere la cultura come possibilità della Comunità, sa valorizzare le differenze, animando la curiosità di ciascuno senza però inseguire un’immagine di “allievo ideale”.

"The Wall" dei Pink Floyd bene rappresenta il conflitto generazionale generato dalla Scuola-Edipo
(immagine da www.oziomagazine.it)
Ora, scendendo a fare i conti con la realtà quotidiana, in tanti anni di insegnamento, devo dire che ho provato ha dare potenza erotica alle mie parole di insegnante, e devo dire che a volte qualche risultato l’ho raggiunto. Il risultato non è scontato, perché ci si scontra con varie chiusure e indisponibilità degli allievi; quando però si scorge una fessura in cui infiltrarsi, un minimo di sensibilità ad accogliere, allora avviene il miracolo. A distanza di tanti anni ex allievi mi hanno parlato di libri cercati e letti autonomamente, senza che nessuno li avesse raccomandati loro, altri hanno raggiunto livelli che non avrei mai pronosticato quando erano adolescenti, altri ancora hanno semplicemente capito che la conoscenza è importante e hanno trasmesso questo principio ai loro figli. In tanti anni di insegnamento, ne ho conosciuti di insegnanti appassionati che cercano ancora, con la forza della parola, di accendere l’amore per il sapere. Le scuole ne sono piene. Sono insegnanti che se ne fregano dei test INVALSI e delle statistiche e cercano un contatto diretto con le coscienze. Insegnanti che mettono l’atto di cercare un libro davanti a qualche congiuntivo sbagliato. È vero: nelle scuole sono presenti anche insegnanti “zavorra”, insegnanti che si svuotano inutilmente nelle teste dei loro alunni. Bene, lasciamo a loro la burocratizzazione dell’insegnamento. Sarà questione di fortuna ma incontro più spesso persone che vorrebbero accendere fuochi piuttosto che incasellare, classificare, valutare, misurare anche il particolare più insignificante. Se non si riesce ad accendere quel fuoco ci si sente frustrati e allora si maledice l’ultima riforma, l’ultimo modello da riempire, l’ultima griglia, l’ultima novità demagogica che un qualsivoglia governo di passaggio ha prodotto per avere un po’ di visibilità, togliendo così all’insegnante ancora un po’ del suo corpo, appiattendo la sua figura fino a farla diventare un tablet.

Il libro di Recalcati si conclude con l’appassionato racconto delle proprie travagliate vicende scolastiche. Il giovane Massimo era refrattario a qualsiasi tipo di insegnamento, ostile all’idea che si potesse dare un’unica verità tra le tante possibili. Convinto che la militanza politica potesse sostituirsi alla scuola. Ma ad un certo punto della sua vita compare Giulia. Nello squallore delle aule dell’Istituto Agrario di Quarto Oggiaro l’apparizione della giovane insegnante Giulia ha, sul giovane Massimo, più o meno lo stesso effetto dell’apparizione di Beatrice per Dante. Giulia, bellissima, è un corpo celeste proveniente da un altro universo, scuote il tedio che avvolge la quotidianità scolastica dell’Istituto; è un sasso lanciato nello stagno. Da allora nulla è come prima. Massimo Recalcati descrive con una dolcezza e una delicatezza uniche l’opera della giovane insegnante, il suo modo di porsi, di suscitare interesse. Purtroppo non sempre nella formazione di un individuo è presente una “Giulia”. Troppo spesso molti di noi hanno dovuto scavalcare insegnanti noiosi, e l’amore per il sapere farselo venire da soli. Però, a ben vedere, è probabile che ognuno di noi ricordi con più affetto almeno un insegnante. Un insegnante che per il modo di parlare, di interagire, di porsi, di guardare ci è rimasto caro. Se quell’insegnante, che si è dedicato a noi con tutto il suo corpo, lo ricordiamo con amore, è possibile che sia stata proprio la sua ora di lezione a cambiarci la vita, ad accenderci l’amore per il sapere: a farci cercare un libro come un corpo da amare. Perché, parafrasando Recalcati, se è vero che il libro è un corpo da amare, è pur vero che un corpo può essere letto come un libro.
© Maurizio Ceccarani 2014

2 commenti:

  1. Ti sono molto grata, Maurizio, non solo per la tua nota di lettura a un libro senz'altro illuminante, ma anche per le tue considerazioni, in particolare per il passaggio in cui individui nello scagliarsi "contro" - l'ultima riforma, l'ultima circolare (e, aggiungo io, nell'attendere dall'alto e dall'esterno un intervento salvifico delle sorti, scolastiche e non) - un tanto comodo quanto pericoloso 'scarico' di responsabilità. Ti sono grata, ancora, per aver sottolineato, anche attraverso le foto tratte dal tuo archivio, che una realizzazione di un pieno umanesimo anche nell'insegnamento non può essere disgiunta dalla consapevolezza, per il docente, circa caratteristiche, punti di forze e debolezze del modello di formazione che ha avuto come discente. Dunque, forte e chiaro, grazie.

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    1. Alcuni colleghi come te mi fanno sentire meno solo e rafforzano l'entusiasmo con cui cerco di fare questo lavoro.

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