sabato 27 dicembre 2014

ECHENOZ vs RADIGUET (OVVERO LA GUERRA GALEOTTA)

(Il seguente articolo contiene spoiler)
La guerra non è immorale solo perché causa morte, orrori e distruzione. Ci sono degli aspetti più subdoli che vanno a minare i principi che regolano le relazioni umane. In tempo di guerra accadono cose che forse in tempo di pace potrebbero non accadere. La guerra si rende complice di slittamenti delle coscienze, di sbandamenti del destino. La guerra fa da catalizzatore chimico tra elementi che altrimenti non si sarebbero combinati. La letteratura di guerra, impegnata spesso a mostrare le sanguinose mattanze dei campi di battaglia, a volte lascia che questo aspetto resti tra le righe. È per questo che oggi Il gufo ignorante va ad aggiungere altre due tessere al vasto e incompiuto mosaico dei romanzi ambientati nella prima guerra mondiale. Dopo il post del 7 ottobre 2014 su sei romanzi per non dimenticare, e il post del 6 novembre 2014, dedicato a L’uomo è buono di Leonard Frank, è la volta di ’14 di Jean Echenoz, romanzo che per uno strano gioco di pensieri associativi ci ha richiamato alla mente una vecchia lettura: quella de Il diavolo in corpo di Raymond Radiguet. Il romanzo di Echenoz è agile e sintetico fin dal titolo. La data è quella del primo di agosto del 1914, giorno in cui la Francia annunciò la sua entrata in guerra sciogliendo le campane di tutto il Paese. Il giovane Anthime, mobilitato come tutti gli uomini abili, è costretto a partire insieme al fratello Charles. I due fratelli sono antinomici. Charles è uomo di successo, affascinante, ottimista e intraprendente: un leader per dirla in breve; Anthime è chiaramente un gregario mite e insignificante, quasi ignorato da Blanche di cui è innamorato ma che, come da manuale, è fidanzata con suo fratello Charles. Grazie alle conoscenze di Blanche, rampolla di una famiglia di industriali, Charles verrà assegnato all’aviazione, nell’illusione che così sarebbe stato meno esposto al fuoco del nemico e ai disagi della trincea. In fondo la guerra sarebbe finita prima che le foglie d’autunno avessero toccato terra, e tutto sarebbe tornato come prima. Charles verrà abbattuto durante un volo di ricognizione e Anthime affronterà la vita di trincea adattandosi alle sofferenze e alle assurdità di una bolgia infernale. Anthime, nella sua mancanza di nervatura, sembra piegarsi a ogni mostruosità che la guerra gli propone. Ai suoi occhi la guerra è un film dell’orrore di cui non si sente parte. Tutto sembra visto con il cannocchiale rovesciato, pur trovandosi in situazioni estreme, tutto è raccontato con grande distacco ironico.

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 Ti aggrappi al fucile, al coltello il cui metallo ossidato, reso opaco, scurito dai gas brilla appena sotto il chiarore gelido dei razzi illuminanti, nell’aria impestata dai cavalli decomposti, dalla putrefazione degli uomini uccisi, poi, passando a quelli che ancora si reggono a stento nel fango, dall’odore di piscio e di merda e di sudore, di lerciume e di vomito, per non parlare del dilagante effluvio di rancido, di muffa, di vecchio, mentre in fondo sei all’aria aperta, al fronte. Invece no: l’odore di stantio te lo senti addosso e dentro, all’interno di te, dietro i reticolati di filo spinato dove sono uncinati cadaveri marcescenti e disarticolati che talora i genieri usano per fissare i fili del telefono – compito tutt’altro che facile, sicché i genieri sudano di fatica e di paura, si tolgono il pastrano per lavorare con più agio, lo appendono a un braccio che, sporgendo dal suolo scavato, funge da appendiabito. (Traduzione di Giorgio Pinotti)


Anthime è un vitello che va al massacro in silenzio, accettando un destino che non si sforza neanche troppo di capire. Solo quando una scheggia levigata come un’ascia neolitica gli porterà via il braccio destro l’incubo sarà finito. Cosa questa che verrà vista dai commilitoni come una fortuna, perché una mutilazione ti salva la vita. Blanche nel frattempo avrà dato alla luce Juliette, la figlia che aspettava da Charles. Ragazza madre e con un’azienda che prima o poi sarebbe ricaduta sotto la sua responsabilità, si riavvicina ad Anthime che verrà proposto come vicedirettore della fabbrica. La guerra ha fatto accadere quello che in tempo di pace non sarebbe mai accaduto: ha sconvolto i destini, ha cambiato le carte in tavola. Il povero Charles, forse poco simpatico e un po’ arrogante non solo è stato sacrificato, ma subisce l’umiliazione della memoria. Una notte Anthime si infilerà nel letto di Blanche e, cingendola con il suo unico braccio la farà sua. Il frutto di quella notte si chiamerà Charles.

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In realtà Il diavolo in corpo di Raymond Radiguet non avrebbe mai fatto parte della scelta di romanzi sulla Grande guerra che Il gufo ignorante sta portando avanti da qualche mese, se non fosse stato per alcuni elementi che lo accomunano a ’14 di Echenoz. Nel Diavolo in corpo la guerra non c’è, o meglio è lontana, non si coglie nemmeno l’eco degli spari. Eppure la guerra è il convitato di pietra di tutto il romanzo. Il protagonista della storia è troppo giovane per essere mobilitato per la guerra, la sua è una situazione di privilegio nei confronti di chi è costretto a partire. Si innamora di Marthe di poco più grande di lui, fidanzata e poi sposa di Jacques, personaggio quest’ultimo un po’ semplice e goffo che addirittura proibisce di leggere Les fleurs du mal alla sua fidanzata. Jacques è però costretto a partire lasciando il campo libero all’adolescente in piena tempesta ormonale. La storia tra i due è tormentata dai sospetti e dalle dicerie della gente che costringono gli amanti ad usare vari stratagemmi per i loro incontri adulterini e straordinariamente passionali. Il romanzo di Radiguet è stato spesso e giustamente analizzato in chiave freudiana, ma mi sembra giusto mettere in risalto che quella della guerra non è solo un’occasione che spiana la strada all’amore dei due giovani. L’alone di morte che accompagna la parola guerra è presente in tutta la sua tragicità anche se le trincee sono lontane e non se ne percepiscono i miasmi.


Riflettevo sull’ingenuità che mi aveva indotto a vedere in Marthe una vergine. In altri tempi il fatto di augurare la morte a suo marito sarebbe stata una chimera infantile, ma adesso quel voto appariva criminoso; era come se l’avessi realmente ucciso. Dovevo alla guerra la mia felicità. Presto ne avrei raggiunto l’apoteosi. Speravo che si sarebbe messa al servizio del mio odio proprio come un mandante anonimo commette un delitto in nostra vece.(Traduzione di Marica Larocchi)

Locandina del film di Claude Autant-Lara -
Immagine da www.schermiblog.blogspot.it
In realtà la guerra farà di peggio. Jacques tornerà vivo e troverà Marthe che sta per partorire il figlio del suo giovane amante. Viene fatto credere a Jacques che il figlio è suo, concepito durante una delle sue licenze. Marthe imporrà a suo figlio il nome del suo amante, e poco dopo morirà per le conseguenze del parto chiamando quel nome. Jacques nel suo inconsolabile dolore sarà convinto che Marthe è morta chiamando il nome del piccino. La guerra si è comportata come il siniscalco Galehaut dei poemi del ciclo bretone, ha fatto da mezzana e, nella sua natura maligna, ha portato non solo dolore ma anche inganno e umiliazione.
© Maurizio Ceccarani 2014

BIBLIOGRAFIA
Radiguet Raymond Il diavolo in Corpo, Milano, Feltrinelli, 2005
Echenoz Jean ’14, Milano, Adelphi, 2014
FILMOGRAFIA
Il diavolo in corpo, di Claude Autant-Lara, Francia, 1947

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