sabato 9 agosto 2014

MONTAGNE DI PAROLE


Il mare ha bagnato spesso le pagine dei nostri libri. Tra una riga e l’altra abbiamo sentito il ritmo della risacca, i miasmi dell’acqua di sentina, le secche grida dei comandi di marineria. Abbiamo affrontato l’ostilità dei marosi, partecipato a drammatici addii, condiviso le rudi maniere dei marinai. Ma ci siamo anche lasciati andare al fascino dell’infinito e dell’ignoto, all’idea di una natura a volte ostile, a volte modello di bellezza. Abbiamo cercato di dare un senso altro a isole, balene, imbarcazioni, tempeste e tutto quanto potesse recare un messaggio metafisico, religioso, filosofico, morale. Maestri in questo, inutile dirlo: Melville, Conrad, Defoe, Kipling e… continuate voi. Il mare è entrato nella simbolica letteraria senza rinunciare alla componente dell’avventura e agli inevitabili riferimenti tecnici che quell’avventura rendono possibile. Non sempre questo è accaduto per la montagna.


Il primo libro che viene in mente parlando di montagna è indubbiamente La montagna incantata di Thomas Mann, oggi giustamente ritradotto come La montagna magica (Der Zauberberg). Secondo Pietro Citatati (Repubblica Spettacoli & Cultura del 3/11/2010) il titolo sarebbe stato ispirato da una frase di Nietzsche “Ora si apre a noi il monte magico dell’Olimpo e ci mostra le sue radici”. Nello straordinario affresco prebellico di Mann, in realtà la montagna è l’opposto del mondo apollineo che intendeva Nietzsche. Le vicende cui  Hans Castorp va incontro, nel fare visita al cugino, sono impreviste e imprevedibili, fanno parte di un mondo incontrollato di possibili e sono inoltre segnate dalla malattia. La montagna è magica perché il suo Dio è il metamorfico e mercuriale Ermes, non Apollo. Il mondo apollineo è relegato nelle città della pianura dove tutto ha un senso, tutto segue un copione. La montagna di Mann è la splendida metafora di un’epoca in bilico, ma non conosce chiodi, né moschettoni, né corde, né traversi, né cenge, né piccozze.


Altri autori hanno visto la montagna come eterno simbolo di spiritualità, o di serenità, oppure termine di paragone a testimoniare la piccolezza degli uomini, le asperità della vita, eterno terreno di prova tra Sisifo e gli Dei. A volte la montagna è stata solo un pretesto per portare avanti una propria elegante teoria, (Italo Calvino, L’avventura di uno sciatore) o un testimone austero ed impotente delle vicende umane (Hermann Hesse, Grindelwald), o ancora un momento di elevazione spirituale (Francesco Petrarca, Ascensione a Monte Ventoso), oppure metafora della vita, viaggio di un zoppo (…) per ertissime montagne (Leopardi, Zibaldone di pensieri). Lo stesso tanto minimalista e realista Hemingway non ha saputo resistere al fascino della simbolica della montagna sia in Le nevi del Kilimangiaro che in Colline come elefanti bianchi (Quarantanove racconti).


Ma c’è anche un altro modo di intendere la montagna, (a parte i libri strettamente tecnici di tipo manualistico, che costituiscono un mondo a parte), possiamo considerare letteratura tutta una serie di resoconti di viaggio, memorialistica di imprese alpinistiche, in cui sia la componente avventurosa che quella tecnica sono prevalenti rispetto a quella simbolica. Non si tratta, ben inteso, di libri di categoria B. Essi costituiscono piuttosto un ricco repertorio di situazioni umane in condizioni estreme, di sentimenti, di sforzi, di strategie e, spesso, di tragedie. Ci portano, queste testimonianze, in posti difficilmente raggiungibili per il lettore medio, ci fanno vivere emozioni forti, ci fanno conoscere la bellezza selvaggia della natura, e il coraggio e la competenza di uomini molto particolari. Fanno parte di questa categoria scrittori-scalatori come Jon Krakauer, Walter Bonatti, Rolly Marchi, Reinhold Messner, Heinrich Harrer, Joe Simpson  e moltissimi altri. Essi ci hanno consegnato un’idea della montagna in cui tecnica e avventura si fondono con una singolare concezione dell’esistenza. Perché scalare una montagna? “Semplicemente perché è lì”, avrebbe risposto George Mallory. E proprio in riferimento allo sfortunato scalatore va ricordato il recente romanzo di Tanis Rideout Ti scriverò dai confini del cielo (PIEMME). In questo libro la ricostruzione dell’ascensione di Mallory all’Everest (1924) si intreccia con la vicenda di sua moglie Ruth che attende invano notizie del marito. La Rideout crea in questo modo un’appassionata fiction che va oltre l’avventura e la testimonianza. La montagna diventa ambiente necessario allo sviluppo di una storia. Negli scrittori-scalatori la montagna è vera propria condizione esistenziale, come per esempio in certi racconti di Erri De Luca della breve raccolta Il contrario di uno e in Dino Buzzati, il quale oltre ad essere autore di numerosi articoli su imprese alpinistiche, scrive, come primo romanzo, Barnabo delle montagne, storia in cui già si profila il senso dell’attesa che verrà sviluppato poi del Deserto dei Tartari.


Un paragrafo a parte mi piace dedicarlo a due scalatori-scrittori che secondo me hanno saputo meglio di altri coniugare avventura, tecnica e simboli. Il primo è Max Frisch che nel suo Il silenzio. Un racconto dalla montagna, (Del Vecchio, per la traduzione di Paola del Zoppo) racconta la storia di un uomo che, raggiunta una certa età, ha bisogno di dare un senso alla propria esistenza che sembra essergli sfuggita di mano. Decide per questo di scalare la Nordgrat, la Cresta Nord, identificabile con tutta probabilità con uno dei più grandi temi alpinistici degli anni Trenta: l’Eiger. La sua ricerca però non appare solo tecnica. L’azione che riscatta non è solo un gesto eroico ma, come dice Peter von Matt nella postfazione del libro, ricerca metafisica. Su quella montagna, dove hanno perso la vita molti scalatori, scende un silenzio che sembra parlare. È un silenzio senza nome, che forse è Dio o il Nulla.
L’altro autore-filosofo-scalatore è René Daumal che nel suo Monte analogo narra la storia di un gruppo di esperti scalatori convinti dell’esistenza di una montagna la cui vetta supera in altezza tutte le vette conosciute. Il gruppo organizza una spedizione che, dopo un viaggio non euclideo, raggiunge l’isola del Monte Analogo dove una popolazione discendente da uomini di tutte le epoche spera di scalare la montagna. Il racconto purtroppo si interrompe con l’arrivo al Campo base, l’autore sofferente di una malattia polmonare non concluderà l’opera. Ma è evidente l’intento di conferire all’impresa alpinistica la veste dell’allegoria con forti componenti filosofiche mutuate dallo studio delle filosofie orientali amate dall’autore. Tieni l’occhio fisso sulla via della cima, ma non dimenticare di guardare ai tuoi piedi. L’ultimo passo dipende dal primo. Non credere d’essere arrivato solo perché scorgi la cima. Sorveglia i tuoi piedi, assicura il tuo prossimo passo, ma che questo non ti distragga dal fine più alto. Il primo passo dipende dall’ultimo.


Infine un fumetto e un film. Se volete andare sull’Everest senza scomodarvi dalla poltrona, o  magari lo fareste pure se non fosse per qualche acciacco, leggete i cinque volumi di uno splendido manga dal titolo La vetta degli Dei (Rizzoli Lizard). Si tratta di una storia tratta dal romanzo di Baku Yumemakura e disegnata dal maestro Jirô Taniguchi. La trama è basata sul ritrovamento della fotocamera di Mallory. Il fatto dà il via, da parte di un giornalista, ad una serie di avventurose indagini che porteranno il reporter a seguire le imprese di un fortissimo e tenace scalatore solitario tanto impossibile di carattere, quanto generoso d’animo. I disegni di Taniguchi ci accompagnano per pareti impossibili, per ghiacciai sterminati tra bufere, fatica e situazioni estreme, con disegni così realistici che sembra di essere lì, al freddo, frustati dal vento di quelle cime solitarie.
In ultimo desidero ricordare un film (l’ultimo) di Fred Zinnemann: Cinque giorni un’estate (1982). Il film parla dell’amore clandestino del medico Duglas con la giovane nipote spacciata per moglie. La fuga d’amore si consuma in un paesino ai piedi di una montagna svizzera. La giovane guida Johann, invaghitosi della donna, scoprirà la losca relazione e si scontrerà con Duglas proprio durante una pericolosa ascensione. Sarà un incidente durante quell’escursione a spegnere la vita della guida, sacrificato come in  una tragedia greca per ristabilire l’ordine delle cose. La giovane nipote infatti se ne andrà lasciando il medico da solo. Nel film vi è anche una storia parallela, metafora di vecchiaia e gioventù. Un ghiacciaio riconsegna intatti i resti di un giovane morto molti anni prima. La sua fidanzata di allora, ormai invecchiata, vedrà il suo amato con le stesse fattezze di quando l’ha perso. La montagna toglie e restituisce, uccide e conserva, dà dolore e consolazione. Lo script del film è tratto da un racconto di Kay Boyle (Maiden, Maiden) della quale è impossibile trovare libri in Italiano. Non si capisce perché questa scrittrice e attivista politica americana, antinazista e perseguitata dal maccartismo, non sia tradotta nella nostra lingua.
© Maurizio Ceccarani 2014


ALCUNI TITOLI VECCHI E NUOVI, TRA GLI INFINITI POSSIBILI, PER UN PERCORSO DI LETTURE DI MONTAGNA
AA. VV. a cura di D. Longo Racconti di montagna, Torino, Einaudi, 2007
AA. VV. a cura di M.A. Ferrari Racconti di pareti e scalatori, Torino, Einaudi, 2011
Bonatti Walter Montagne di una vita, Milano, Baldini&Castoldi, 1995
Buzzati Dino Barnabo delle montagne, Milano, Mondadori, 2000 
Castiglioni Ettore Il giorno delle Mesules – Diari di un alpinista antifascista, Torino, Vivalda, 1993
D'Angeville Henriette Io, in cima al Monte Bianco, Torino, Vivalda, 1989
Daumal René Il Monte Analogo, Milano, Adelphi, 1968
De Luca Erri Il contrario di uno, Milano, Feltrinelli, 2003
Ferrari Marco Frênei, Torino, Vivalda, 1996
Ferrari Marco Il vuoto alle spalle - Storia di Ettore Castiglioni, Milano, Corbaccio, 1999
Frisch Max Il silenzio - Un racconto dalla montagna, Bracciano, Del Vecchio, 2013
Harrer Heinrich Parete Nord, Milano, Mondadori, 1999
Krakauer Jon Aria sottile, Milano, Corbaccio, 1998
Mann Thomas La montagna incantata, Milano, Corbaccio, 1992
Marchi Rolly Le mani dure, Torino, Vivalda, 1989
Rideout Tanis Ti scriverò dai confini del cielo, Milano, PIEMME, 2014
Simpson Joe La morte sospesa, Torino, Vivalda, 1992
Taniguchi-Yumemakura La vetta degli Dei (5 voll.), Milano, Rizzoli Lizard, 2012-2014

La locandina del film "Five days one summer"
(dal sito wikinoticia)



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1 commento:

  1. complimenti per questo saggio limpido e denso, suggestivo come le montagne che con tanta arte ed amore hai fotografato

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