venerdì 13 giugno 2014

LE GUERRE DI KOLIMA




Ognuno ha i suoi percorsi di lettura: stradine zigzaganti, autostrade, sentieri che si disgiungono e si raccordano da un autore all’altro. Lungo uno dei miei sentieri incontro spesso i libri di Nicolai Lilin. Parlare di Nicolai Lilin, al secolo Nicolaj Veržbickij, è quanto mai difficile e pericoloso. L’autore, ex-sovietico-semimoldavo-siberiano-della-Transnistria, è stato spesso al centro di polemiche. Dubbi sono stati sollevati intorno all’autenticità biografica  delle vicende narrate nei suoi romanzi. Il web è pieno di articoli che cercano di “smascherare” l’autore, ne cito alcuni per esempio: Antonio Armano, Lilin la bufala che venne dal freddo, www.Ilfattoquotidiano.itposted 12 maggio 2011; Anna Zafesova, Quando Lilin si è inventato tutto, www.eastjournal.net, posted 15 aprile 2014; Paolo Bianchi, Ho smascherato Nicolai Lilin, il maleducato siberianowww.ilgiornale.it, posted 28 gennaio 2010; e così via.
Fatto salvo il diritto alla critica, il livore con cui alcuni intellettuali si scagliano contro Lilin apre la porta a qualche legittima illazione. In fondo Lilin ha “sparato” (verbo appropriato, visto l’autore) in sei anni cinque titoli di successo, di cui uno portato sullo schermo. Cinque macigni gettati nello stagno quieto e solipsistico della narrativa italiana. Ammesso e non concesso che Lilin non abbia mai brandito una picca o imbracciato un Kalashnikov, cambierebbe qualcosa nelle pagine dei suoi libri? Se Freud ci potesse certificare un’insana passione di Pascoli per la sorella, cambierebbe qualche parola dei Canti di Castelvecchio? Se avessimo la prova inconfutabile della pedofilia di Lewis Carroll, i bambini non leggerebbero più Alice? Se un ipotetico testimone oculare ci rivelasse che Hemingway scriveva solo se ubriaco, i Quarantanove racconti sarebbero meno belli? Le pagine di un libro si animano di una metarealtà che reclama una sua autonomia, una magia che nasce da una tacita complicità tra autore e lettore. Non credo che si possa vedere in Lilin un novello Céline, o un Rigoni Stern, o un Remarque, o un Gabriel Chevallier.

Non si deve caricare sui libri di Lilin il peso della testimonianza, anche se la materia è trattata con una dimestichezza tale che rivela almeno una contiguità dell’autore con i fatti narrati. Il libri di Lilin sono straordinari romanzi d’avventura con una notevole componente esistenziale: è questo che li rende diversi, è questo che me li fa amare.
Dai quartieri periferici di Bender ai boschi del Caucaso siamo nel territorio del male. Un male che genera se stesso e che con se stesso è in continua lotta. I personaggi incastrati in situazioni estreme non hanno alternative. Il giovane Kolima deve imparare una lezione fondamentale da Nonno Kuzja: “E adesso dimmi, per quale ragione noi dovremmo fidarci di quelli che hanno passato tutta la loro vita ad ammazzare i nostri fratelli, a chiuderci in prigione, a torturarci e trattarci come se non fossimo della razza umana?” (Ed. sib.) In una situazione del genere si sviluppa un sistema di valori altro che ha come base l’imperativo della sopravvivenza. Questo leitmotiv si sviluppa, prendendo diverse sfumature,  sia nei quattro romanzi che nella raccolta di racconti: le avventure della banda giovanile di Educazione siberiana; la feroce guerra nel Caucaso di Caduta libera; il disperato ritorno ad una normalità che sembra, come un ineffabile destino, respingere il protagonista de Il respiro del buio; lo stretto legame tra tatuaggi e vicende vissute degli episodi di Storie sulla pelle, dove si riprende l’ambientazione urbana del romanzo d’esordio.  Con Il serpente di Dio (romanzo in cui Lilin si libera della narrazione in prima persona per dirigere, da sapiente regista, i suoi personaggi) si torna di nuovo in Caucaso ad assistere agli aspetti più corrotti della guerra raccontata in Caduta libera. I protagonisti sono due giovani “Kolima” che si trovano ancora di fronte a scelte dolorose ma obbligate: “Aveva appena ucciso una persona. Un’azione premeditata, calcolata, un comportamento da assassino professionista. Aveva dovuto farlo per sopravvivere, certo. Era un nemico, aveva tentato di ammazzarli. Ma lui aveva troncato una vita, e niente sarebbe stato più come prima.” (Serp. d. D.)
Ma bisogna distinguere tra criminale e criminale,  tra crimine e crimine: la forza distruttiva del male è cieca, ma in questa tenebra c’è chi ha bisogno di vedere. È necessario un codice d’onore, un canone pseudo religioso che permetta a chi vuole vedere, a chi vuole distinguere, di rimanere uomo in un caos di violenza e morte. Non c’è speranza di redenzione, c’è solo la possibilità di non farsi trascinare nel tritacarne dell’animalità. Un animale selvaggio segue la sua natura, un uomo non può permettersi questo lusso: deve giustificare i suoi gesti. 
I libri di Nicolai Lilin sono così: ti introducono in un vortice di dannazione, ti fanno percorre un tunnel di cui non si vede la fine, ma a volte come un fiammifero nel buio, appaiono immagini che rivelano la vera natura del protagonista o, almeno, quello che il protagonista vorrebbe essere e che un destino incollato addosso  non gli permette di esprimere. “In quell’incanto io ero come sciolto, momenti come quelli per me erano tra i più preziosi della vita, e se mi avessero chiesto cos’è il paradiso io senza dubbio potevo dire che era un momento simile che dura per sempre.” (Ed. sib.). Altre volte queste immagini di pace non rappresentano altro che un passato irripetibile. “Da ragazzo amava anche il momento in cui, la sera, la gente si riuniva a chiacchierare sulle panchine davanti a casa, intorno ai vecchi che raccontavano storie di tempi passati.” (Serp. d.D.). Questi momenti sono presenti un po’ in tutta l’opera di Lilin e stanno lì a ricordare che se il male è prerogativa dell’uomo, la nostalgia della speranza è l’unico lenitivo del dolore.
(Le copertine dei libri di Lilin fanno riferimento al catalogo Einaudi - www.einaudi.it)
© Maurizio Ceccarani 2014

10 commenti:

  1. Finalmente eccomi!Finalmente eccolo un blog 'da leggere' pieno di spunti e soprattutto di libri!Non conoscevo questo autore, ti ho letto tutto d'un fiato e adesso resta una gran voglia di saperne di più!;-)

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    1. Grazie Laura, spero di continuare nella giusta direzione-

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  2. Apre con un viaggio acuto e veritiero nei romanzi di Lilin - ho avuto il privilegio di ascoltarti qualche anno fa su "Educazione siberiana" - il tuo blog, che ho atteso e la cui apertura saluto con gioia. L'attesa è stata ricompensata e ha ravvivato l'aspettativa per i successivi post. Grazie!

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  3. Grazie per la fiducia Anna Maria, so che ho ancora molto da imparare, ma ho anche grandi maestre... E grande passione

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  4. Alcune volte la domenica serve per leggere cose belle ed interessanti. Attento, "il lontano" non diminuisce la mia stima ed amicizia!!

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    1. Grazie, spero di continuare a interessarti. E' vero, lontano è un avverbio che va interpretato.

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  5. antonella capasso30 giugno 2014 08:51

    Ci sono anche io a leggere i tuoi commenti sempre così profondi, stimolanti e ricchi di spunti. Suggestivi e mai noiosi. E' bello che sia arrivato il tuo blog! Cominciamo il viaggio.
    (Mi ha incuriosito Johanna e l'ho richiesto per la biblioteca)

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    1. Spero di continuare ad interessare te ed altre persone, con molta umiltà e grande passione.

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  6. Maurizio, sei bravo. Continua a deliziarci
    Cristina

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    1. Ciao Cristina, grazie. Spero continuerai a seguire.

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