domenica 22 giugno 2014

JOHANNA DI FELICITAS HOPPE OVVERO IL TRANSFERT E L’ESTASI


Giovanna d'Arco (1999) di Luc Besson - dal sito www.ilmondodeidoppiatori.it
 Quando cerco di spiegare la guerra dei cent’anni ai miei alunni, vedo i loro sguardi perdersi nel vuoto. Le loro menti inseguono date che saranno dimenticate il giorno dopo o gesta di sovrani dai nomi tanto comuni da doverli numerare come cavalli da corsa, per distinguerli l’uno dall’altro. Per non parlare poi della tragica ironia che suscita l’assurdità di una guerra tanto lunga da stare bene in una saga fantasy.
Il loro atteggiamento cambia quando comincio a parlare di Giovanna d’Arco. La loro attenzione si accende e cominciano a fioccare le domande. Giovanna ha più o meno la loro età. Così giovane riesce a farsi ascoltare da re, vescovi e grandi capitani. In un’epoca di maschilismo imperante riesce, da donna, a mettere in riga soldatesche rozze e pericolose, impone a militi senza scrupoli la preghiera e il divieto di bestemmia, ricompone la fiducia tra esercito e popolazione. Giovanna è un’eroina, ha una missione da compiere, ha una forza che altri non hanno, una forza che le viene direttamente da Dio.
La passione di Givanna d'Arco (1928) di Carl Theodor Dreyer
dal sito www.taxidrivers.it
Fin dai suoi quattordici anni dice di sentire le voci, spesso in una situazione di forte luminosità, dell’Arcangelo Michele, Santa Caterina e Santa Margherita. Tecnicamente si tratta di estasi di tipo oracolare accompagnate da fenomeni di fotismo. Le estasi le danno forza e credibilità presso il popolo di cui conquista la fiducia. Compie audaci imprese belliche, fin quando viene abbandonata dal suo re e, con tutta probabilità tradita. Catturata dai Borgognoni, venduta agli Inglesi, affronta un processo pretestuoso con sprezzante sarcasmo, per morire poi sul rogo comunicata, pur scontando una condanna per eresia: un assurdo, una contraddizione in termini.
Inutile dire come un tale personaggio desti interesse e curiosità. I miei alunni restano delusi quando il loro manuale di storia usa condizionali e avverbi esprimenti dubbi, quando velocemente passa al paragrafo successivo per arrivare alla conclusione di quella interminabile guerra. In realtà la storia di Giovanna ha più volte ispirato scrittori, registi, pittori. La pulzella d’Orleans è stata interpretata in diversi modi. Dalla figura dell’asceta dal tragico destino, alla virago androgina e aggressiva. La sua storia, piena di ambiguità, è stata narrata in tutti i modi. Tutti tranne uno: quello di dare lo spessore di un corpo contemporaneo al fantasma che ha agitato le coscienze religiose e gli interessi politici di mezza Europa del quindicesimo secolo. In questo è riuscita Felicitas Hoppe nel suo Johanna.
Dal catalogo www.delvecchioeditore.it
Il romanzo della scrittrice tedesca, che ci viene reso in italiano da Anna Maria Curci, per i tipi di Del Vecchio Editore, si sviluppa su tre o forse quattro personaggi. Una innominata studiosa di storia che deve discutere la tesi di dottorato su Giovanna d’Arco, il dottor Peitsche che accompagna la dottoranda nel suo percorso e il professore che dovrà esaminarla, connotato come un uomo che indossa camicie bianche ben stirate, ma che odora sempre di fumo (particolare inquietante vista la fine della pulzella). Poi c’è Giovanna che entra ed esce continuamente dalla narrazione e che è difficile non considerare un alias della dottoranda. O, se preferite, si può considerare la dottoranda stessa un alias di Giovanna. In altre parole tutto il romanzo consiste in un lungo monologo interiore in cui il flusso di coscienza è spesso integrato da un flusso di immagini e… di voci.
A che scopo dunque essere desti? Soprattutto, a che servirebbe la fatica? Anche se rimanessi sveglia, lei brucerebbe, se la storia, cattiva, così vuole. E se fossi io a bruciare, allora sarebbe lei a dormire. Naturalmente per un periodo troppo breve, perché questa è la sua maniera, il tempo stringe, tre voci che gridano: ABBIAMO DA FARE. Tra la dottoranda e Giovanna si realizza un transfert giocato su una continua dissolvenza incrociata che ci restituisce, reinventata, la storia della pulzella e che, contemporaneamente, su una plutarchiana vita parallela, ci svela i tormenti della dottoranda. La narrazione è resa in una prosa dai tratti lirici, una cascata di parole, solo apparentemente delirante,  che deve aver messo a dura prova la bravura della traduttrice. La struttura del romanzo è decisamente originale: c’è chi ha parlato di anti-romanzo (vedi Antonio Scavone in www.aetnascuola.it). A me personalmente ha ricordato invece alcuni romanzi sperimentali di Faulkner. Comunque, al di là delle classificazioni, si tratta di un libro dalle forti emozioni che se non fosse stato per Anna Maria Curci, probabilmente non avrei letto. E sarebbe stato un peccato, perché il prossimo anno saprò come affabulare i miei alunni, prima di passare al paragrafo successivo.
© Maurizio Ceccarani 2014

2 commenti:

  1. Grazie, Maurizio, per questa tua lettura appassionante e dettagliata di "Johanna" di Felicitas Hoppe. Trovo molto importante la tua scelta di illuminare il confronto con un personaggio storico, rovello per le coscienze del quindicesimo secolo, rovello - agli occhi di Hoppe attraverso l'io narrante - per le coscienze odierne (o quel che ne resta).

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    1. La lettura di Johanna mi ha avvicinato ad una pagina di storia che avevo sempre letto con una certa superficialità, non valutando gli aspetti esistenziali che si nascondevano tra le righe. Grazie a te e a Felicitas Hoppe.

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